Zolder e il pianto di Enzo Ferrari: chiedi chi era Villeneuve

Quarant’anni fa oggi, prendeva il volo in Belgio. Pianse disperato il Drake (“Non vorrò mai più bene a un pilota”): quel giorno moriva Gilles e nasceva il mito
Zolder e il pianto di Enzo Ferrari: chiedi chi era Villeneuve© ANSA
Fulvio Solms
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Vediamo questo Gilles dove vuole arrivare: sui circuiti come davanti alla Tv, la gente seguiva ormai i gran premi con questa infantile curiosità. Certamente, con Enzo Ferrari, Villeneuve arrivò dove nessun altro: a farsi passare la mano fra i capelli, a dargli del tu davanti ai presenti allibiti, infi ne a farlo piangere come un bambino. «Ero accanto a lui a Fiorano nel giorno in cui morì Gilles - raccontava l’autista del Drake, Dino Tagliazucchi, scomparso nel 2016 - Lo accompagnai in ufficio, gli allungai la cornetta del telefono. Mise giù, scoppiò in un pianto dirotto e mi disse: “Non vorrò mai più bene a un pilota”».

Oggi sono quarant’anni da quella frase, ma soprattutto dal volo di quel fantoccio a Zolder, una scena che continua a ripetersi sempre insopportabilmente identica a sé stessa. Ci si passi però la retorica del Gilles vivo, eterno nei cuori di chi ama il brum brum per quel misto di generosità, coraggio e follia che gli consentiva di andare oltre ogni accettabile limite, e con un qualsiasi mezzo a motore: un’automobile, certo, ma potevi dargli un off shore, un elicottero, una motoslitta e il risultato era lo stesso. Molti colleghi-avversari ammiravano quelle sue manovre, non pochi le temevano. Incredulo rimaveva chi aveva assistito alla sua bravata e quello per Gilles era il momento della felicità: un sorriso pieno, da quindicenne, stava a certificarlo.

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«Villeneuve è così. E se non fosse così non sarebbe Villeneuve», ebbe a dire Enzo Ferrari. #esserevilleneuve si sarebbe scritto oggi, in un’epoca storica in cui però non si può più correre a quel modo: non ha più senso, per fortuna, mettere la propria vita sul piatto e scommetterci sopra.

Proprio per questa ragione uno così, che non c’era mai stato, non ci sarà più. Basta giri di roulette russa. Però. «Il fatto che sapesse guidare oltre i limiti era la cosa che mio padre ammirava di più in lui -ha spiegato Pietro Ferrari ad Autosprint - Gilles gli dava la fiducia e la convinzione che una volta in macchina avrebbe spinto sempre l’automobile al massimo. Ci avrebbe messo sempre il cento per cento e oltre. Gli piaceva quell’atteggiamento, mentre non amava il pilota che gestiva le energie e risparmiava l’auto. Adorava questa sua attitudine».

Ognuno di noi finì per adorarlo. Gilles, ragazzo leale e altruista, racchiudeva in sé il concetto del pilotaggio e ancora oggi definiamo «alla Villeneuve» le rare manovre che, pur alla lontana, riproducano quello spirito, quella follia riconoscibile, ancorché ora espressa in sedicesimo.

Passeranno altri quarant’anni e l’8 maggio del 2062 Villeneuve sarà sempre lì, nel cuore di chi ama i motori, con la mano di Enzo Ferrari che gli solca i capelli. Il volo di Zolder continuerà a segnare un’epoca e chi guarderà fi lmati che si avvicinano al secolo di età - nel 1979 il duello di Digione e l’arrivo su tre ruote a Zandvoort, nel 1981 la corsa nel diluvio di Montreal con l’ala anteriore sollevata a occupargli il campo visivo, o le perle di Montecarlo e Jarama - infantilmente si chiederà: ma questo Gilles dove voleva arrivare?

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