America's Cup: una grande opportunità 

Dopo tre Olimpiadi e sei edizioni di Coppa America, oggi Francesco Bruni è uno degli allenatori di Luna Rossa

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Pubblicato il 24.09.2026, 10:27

Conosciuto in tutto il mondo come “Checco”, Francesco Bruni è uno dei velisti italiani più titolati ed eclettici, con esperienza su tutti i tipi di barche a vela: derive, imbarcazioni d’altura e oceaniche, multiscafi , match race e ovviamente quelle foiling. Iridato di match race, ha partecipato a tre Olimpiadi in tre classi diff erenti (Laser, 49er e Star) e a sei edizioni dell’America’s Cup, sempre con Luna Rossa dal 2003 (tranne nel 2017, con gli svedesi di Artemis, quando il team di Bertelli non ha partecipato). È sempre stato a bordo di Luna Rossa, nelle ultime due America’s Cup come timoniere.

Ora è un allenatore, come si trova in questo ruolo?

«È qualcosa di nuovo per me, ma mi trovo bene. Lavorare con le persone molto brave del nostro team è facile. Adattarmi non è stato semplice, perché a me piace ancora regatare, ma non posso lamentarmi di questa grande opportunità che mi ha dato Max (Sirena, ndr) facendomi aff rontare questo passaggio in modo graduale, lasciandomi regatare in giro per il mondo con altre classi».

Cosa signifi ca nella pratica essere allenatore in un team di Coppa America?

«Va detto che siamo un team di allenatori, ognuno con delle mansioni diverse. Io ho preso il posto di Philippe Presti e mi occupo dell’area match race, contribuendo un po’ anche al settore riguardante il regolamento e in parte alla meteorologia, dietro al maestro Hamish Willcox. Collaboro anche allo sviluppo dell’AC75, per capire se le modifi che apportate alla barca siano migliorative rispetto a come era prima».

Nel 2021, in Nuova Zelanda, è diventato il primo timoniere non anglosassone nella storia a vincere una regata in un match di Coppa America, al timone di Luna Rossa contro Emirates Team New Zealand. Ne è orgoglioso?

«È stato un momento stupendo, ma non credo sia un primato al quale pensare troppo. Però, mi ricorda sicuramente un bellissimo periodo della mia carriera».

In quella fi nale di America’s Cup, il suo avversario era Peter Burling, ora uno dei timonieri di Luna Rossa. Che eff etto le fa?

«Tra noi c’è un buonissimo rapporto. È un vero campione, un talento su questo tipo di barche. Ogni tanto ricordiamo qualche regata uno contro l’altro, ma per la maggior parte del tempo lavoriamo su altro».

Che caratteristiche deve avere un velista di Coppa America oggi?

«Deve avere esperienza sulle classi con i foil, non basta più solo quella sulle classi olimpiche, che resta comunque un bagaglio importante. Poi, avere tempi di reazione molto rapidi e ottimi rifl essi. Una buona conoscenza del match race non guasta».

A chi sostiene che “la Coppa America di oggi non è vela”, cosa risponde?

«Magari diversa, perché è all’avanguardia come è sempre stata l’America’s Cup, un passo avanti a tutto e oggi ancora di più. Ma la Coppa è assolutamente vela».