Nathan Outteridge: ora sono a casa

L’australiano, oro alle Olimpiadi di Londra 2012 e argento a Rio 2016, ha preso il posto di Burling che ha sposato la causa di Luna Rossa

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Pubblicato il 24.09.2026, 11:20

Australiano di nascita ha gareggiato contro ETNZ per anni. Ora sei uno di loro: tradimento o ritorno a casa?

«Ritorno a casa, direi. In realtà lavoro con il team da cinque anni, quindi il “nemico di un tempo” è una defi nizione che vale solo per lo spettatore. Ho visto la squadra da entrambi i lati, e il rispetto che ne ho è rimasto identico».

Hai condiviso il timone con Burling a Barcellona. Cosa ti sei portato via?

«Più che la tecnica, l’atteggiamento: la sua calma quando tutto va storto. Ma non copio nessuno, si impara dagli altri e poi si torna a fare le cose a modo proprio».

Una squadra vincente che cambia gli uomini chiave: si protegge la cultura o si ha il coraggio di romperla?

«Entrambe le cose, e nel momento sbagliato ti costano care. Non butti via ciò che funziona solo perché cambia qualcuno, ma pensare che il passato vinca da solo la prossima Coppa è il modo più veloce per perderla». 

Dopo tre vittorie di fi la, cosa fa più paura: perdere velocità o perdere grinta?

«La grinta, senza dubbio. La velocità si misura e si allena ogni giorno. Il successo passato ti dà sicurezza, non ti regala niente per la prossima regata. Si riparte tutti, sempre, da zero».

I dati hanno mangiato l’istinto in questa Coppa?

«No, lo hanno solo messo alla prova. In regata le cose accadono troppo in fretta perché decida un algoritmo: decide chi sa reagire. I dati servono a rendere più bravi gli uomini, non a scavalcarli».

Cosa ti ha insegnato la vela sulla leadership che non sapevi da atleta olimpico?

«Che conta più chi hai intorno di chi sta davanti. Il compito più utile, spesso, non è avere la risposta ma fare la domanda giusta».

Coppa finita: cosa vorrai aver dimostrato?

«Niente, in realtà. Non ho mai avuto qualcosa da dover dimostrare. Voglio solo poter dire di aver dato tutto e fatto sempre la mia parte».