
Tash Bryant: sfida enorme, voglio godermela
Tash Bryant ha cominciato presto a prendere confi denza con il vento. A 15 anni vinceva già a livello Under 19, poi sono arrivati il 49erFX, SailGP e ora l’America’s Cup. Il salto, però, è di quelli che fanno girare la testa: un AC75, una barca che vola sui foil e può superare i 50 nodi. «Non avevo mai navigato su una barca di queste dimensioni. La sfida tecnica è enorme e c’è troppo da imparare in poco tempo». Nessuna paura, piuttosto la curiosità di chi si trova davanti a un giocattolo decisamente poco giocattolo. «Devo mantenere una mentalità orientata alla crescita, assorbire tutto quello che posso e godermi la sfida».
Che cosa cambia quando la velocità aumenta così tanto?
«La comunicazione diventa fondamentale. Ho imparato a parlare con calma ed effi cacia anche quando, dentro, non sono aff atto calma. Con il caos e il rumore a 50 nodi, devi isolarti e far passare il messaggio all’istante. In Coppa America, del resto, l’errore non ha molta pazienza».
E quando arriva?
«Devo evitare di colpevolizzarmi troppo. Gli errori capitano. Se impari da loro e non li ripeti, possono renderti una velista migliore. In un ambiente così veloce devi andare avanti rapidamente e assicurarti che un errore non condizioni la decisione successiva».
Bryant porta sull’AC75 anche un’altra esperienza importante: quella della stratega. Ma qui non basta leggere la situazione. Bisogna leggerla prima che accada.
«A queste velocità decisioni e comunicazione devono essere immediate. Tutti devono sapere cosa sta succedendo e riuscire a reagire nello stesso momento».
E il nuovo ruolo delle donne? «È una porta importante che finalmente si apre. Ma l’opportunità è solo l’inizio: ogni velista deve conquistarsi il proprio posto e dimostrare di poter competere ai massimi livelli».
Lei, intanto, una pagina di storia l’ha già scritta: a Barcellona ha disputato la fi nale della prima Women’s America’s Cup.
«Eravamo otto donne in tutto il mondo a competere in quell’evento. È stato un passo enorme».
Ora c’è Napoli. E il campo di regata, avverte Bryant, non sarà un semplice sfondo panoramico.
«La costa, le condizioni locali e il modo in cui si svilupperà la brezza saranno fondamentali. Quando le diff erenze di velocità tra le barche sono minime, gran parte dei guadagni e delle perdite dipende dal posizionamento».
La pressione della storia australiana pesa? «Per me dà più energia che pressione. Australia II ci ricorda cosa può ottenere una squadra attraverso coraggio, innovazione e convinzione. Noi dobbiamo scrivere il nostro capitolo».
E se quel capitolo fi nisse con la Coppa in Australia? Bryant sorride già al fotogramma finale.
«Guarderei la squadra e cercherei di rendermi conto di quello che abbiamo conquistato insieme. Poi vorrei vedere la bandiera australiana e sentire la reazione di tutti quelli che sono a casa». Prima, naturalmente, bisognerà far volare l’AC75. Il vento, come sempre, non legge i copioni».
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