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Dieselgate, lo scandalo si allarga e l'Europa trema

Dieselgate, lo scandalo si allarga e l'Europa trema

Le irregolarità potrebbero coinvolgere altri modelli Volkswagen ma anche altri marchi. Il Ministro Galletti: "vogliamo vederci chiaro". E anche nel calcio sono batoste...

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 Pasquale Di Santillo

mercoledì 23 settembre 2015 09:15

L’America è una certezza, l’Europa qualcosa di molto più di un sospetto legato ai numeri. Sintesi: lo scandalo è globale. E’ un momento delicato non solo per Volkswagen dopo l’ammissione dei vertici della Casa di Wolfsburg (ieri anche 5 gol in 9' dal Bayern Monaco e da Lewandoski...) della frode sui diesel taroccati con il sofware “defeat device” per ridurre le emissioni nocive.
   
MATEMATICA. Il calcolo è matematico. Nel video messaggio di scuse inviato ieri al mondo, il CEO di VW, Martin Winterkorn, ha parlato di 11 veicoli coinvolti nella vicenda. Ma Volkswagen in America vende all’anno intorno alle 500.000 unità. Dando per scontato che tutto sia cominciato nel 2009, arriveremmo alla cifra di 3.500.000 milioni. Ne mancano all’appello più del doppio e dove sono, che fine hanno fatto? Eppure la stessa EPA, l’agenzia americana che ha scatenato l’inferno Dieselgate, continua a parlare di 482.000 auto VW incriminate. In questo caso le vetture da cercare sarebbero 10.500.000. La domanda è sempre la stessa: dove sono? A occhio dalle nostre parti, in Europa. Con l’aggravante, sottolineata ieri dalla rivelazione del Die Welt che ha ricostruito come il governo tedesco era a conoscenza dell’utilizzo del software irregolare da parte di alcune marche, al plurale, anche se senza nomi...


   
ESTESA. Ma gli elementi inquietanti non finiscono qui. Secondo un’indiscrezione del Detroit News che cita fonti interne all’EPA la caccia alla truffa si sarebbe estesa anche al motore 3.0 V6 TDI. Il che significa che oltre alle macchine già coinvolte (Volkswagen Golf, Jetta, Beetle, Passat e Audi A3) nel mirino ci sarebbero anche i modelli che montano quel propulsore e parliamo dell’alto di gamma: Volkswagen Touareg, Audi A6, A7, A8, Q7 e Porsche Cayenne. A questo si aggiunge un altro approfondimento non trascurabile. Lo studio dell’ICCT. l’organizzazione no profit che ha realizzato i test su strada capaci di smascherare la truffa fa riferimento a 15 modelli presi in esame, tre analizzati secondo gli standard americani, gli altri 12 su quelli europei (euro6). Ma se le macchine inquisite sono solo 5 è, anche qui di matematica evidenza, come ne manchino 10 da verificare. Possibile, sostengono molti analisti, che siano tutte Volkswagen? Anche perché il rapporto evidenzia come alcuni di quei modelli siano rientrati entro le regole, ma la media dei 12 esaminati supera le emissioni di NOx (Nitrato di ossido, altamente dannoso alle vie respiratorie) di sei, sette volte. Il che significa che per ogni modello virtuoso ce ne devono essere sicuramente altri che superano abbondantemente i limiti. Ecco magari sarebbe importante che l’Europa chiedesse ai colleghi americani maggiori informazioni in merito ai modelli misteriosi. Per la cronaca, il software “defeat device” funzionava riconoscendo il momento del test in laboratorio perché in grado di capire quando la macchina era sistemata sui rulli e nessuno toccava il volante!

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ACCANTONAMENTO. In attesa di conoscere tutta la verità,  va registrato il nuovo tonfo in Borsa di ieri da parte del titolo Volkswagen tra il -22,5% e il -26,2% a 106 euro. Wollfsburg ha perso un terzo del valore dei titolo e bruciato 24 miliardi di euro di capitalizzazione complessiva in soli due giorni. E quello che è peggio ha trascinato con se anche le altre Case che ieri hanno avuto tutte perdite consistenti: FCA il 6,21%, Peugeot l'8,76%, Renault il 7,12%, Mercedes il 7,02%. Intanto in Volkswagen è tempo di grandi manovre per gestire l’emergenza. Fioriscono le voci di successione a Winterkorn che molti ieri davano per già uscente e sostituito dal boss Porsche Matthias Muller nella riunione straordinaria convocata per oggi. Di certo c’è che a Wollfsburg hanno accantonato i primi 6,5 miliardi di euro per gestire la stangata, tra multe e danni, che verrà generata dal dieselgate. Anche se è ancora presto per dare una dimensione corretta dell’aspetto economico della vicenda che molto presto diverrà, vedrete, argomento di trattativa politica tra la Merkel, il presidente americano Obama e l’Ue.
   
CONTROLLI. Intanto vanno registrate le prese di posizione di Inghilterra e Italia dopo quelle francesi e coreane. Il Ministro dei Trasporti Gian Luca Galletti ha chiesto in una lettera inviata all’a.d. e d.g. di Volkswagen Italia, Massimo Nordio «rassicurazioni sul mercato italiano. Vogliamo vederci chiaro, avere informazioni sulle vetture vendute nel nostro mercato. Ho appreso con preoccupazione le risultanze delle indagini e le chiedo di volermi fornire elementi oggettivi che nelle autovetture commercializzate in Italia non siano stati installati accorgimenti tecnici analoghi volti ad alterare i dati emissivi da test rispetto alla realtà». In sintesi Galletti vuole capire e valutare se sarà necessario anche in Italia un blocco della commercializzazione delle vetture Volkswagen come quello deciso in America. A sua volta, il segretario britannico ai Trasporti, Patrick McLoughlin, ha spiegato che Londra sta monitorando attentamente la situazione: «Chiediamo alla Commissione europea di indagare su questo caso trattandolo come una questione di urgenza». La risposta da Bruxelles è stata immediata: «Andremo in fondo. E' prematuro dire se sia necessaria qualsiasi misura di sorveglianza specifica anche in Europa e se i veicoli Volkswagen venduti in Europa abbiano lo stesso difetto. Stiamo comunque prendendo in esame la questione molto sul serio. Siamo in contatto con l'azienda e l'Agenzia Usa per l'Ambiente (Epa) - ha annunciato Lucia Caudet, portavoce per il Mercato Interno. - Per il bene dei nostri consumatori e dell'ambiente, abbiamo bisogno di avere la certezza che l'industria rispetti scrupolosamente i limiti sulle emissioni delle auto». Morale: l’Europa aspetta con ansia di sapere.

 

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