Ljubicic: "Sinner migliore, ma ecco in cosa Fritz può insidiarlo oggi"

L'ex tennista croato analizza le possibili difficoltà dell'altatesino nella sfida contro l'americano alle Atp Finals: le sue parole

Lorenzo Ercoli
Lorenzo Ercoli

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Pubblicato il 12.11.2024, 09:50

TORINO - «Questa settimana ogni risultato diverso dalla vittoria di Sinner sarebbe una sorpresa. In Davis ci sono tante squadre insidiose e il format si presta a risultati inaspettati, ma per me l’Italia è favorita». Ivan Ljubicic fa i suoi pronostici per un finale di stagione che sta calamitando l’attenzione del pubblico azzurro con le Nitto ATP Finals e la Coppa Davis, eventi che l’ex numero 3 del mondo sta raccontando su Sky Sport. Il croato è stato due volte tra gli otto dell’evento di fine stagione, sui campi di Shanghai nel 2005 e nel 2006. Dopo le prime quattro sfide di round robin, il bilancio di quanto visto all’Inalpi Arena di Torino.

Esordio come da pronostico. Quali insidie poteva nascondere la partita con De Minaur?
«Quelle che si sono viste all’inizio: un piccolo calo di concentrazione e un break dal quale sarebbe potuto non rientrare. Invece ha subito recuperato e le difficoltà sono finite sul 2-2. Jannik è troppo superiore da ogni punto di vista per complicarsi la vita con Alex. Non è questione di livello, ma di caratteristiche. De Minaur non ha le armi per impensierire Sinner».

Fritz le ha queste armi?
«Ci sono delle cose che potrà fare per far male a Jannik. Taylor tira forte ed è insidioso inoltre, sapendo che non sarà un match da dentro o fuori, può permettersi di provare qualcosa di diverso per vincere».

Sinner parla sempre dei dettagli su cui può migliorare. Chiedo a lei che ha allenato Federer… come si lavora con questi campioni?
«È un lavoro sull’eccellenza. Non cambi tecnica o modo di giocare. Cerchi di capire un momento e muoverti di conseguenza. Magari insisti di più su un colpo che vedi poco incisivo. Lavori su preparazione tattica, atletica e sulla programmazione».

Poi c’è il lavoro di chi insegue. Da ex numero 3 del mondo, ci spiega quanto è complicato fare la corsa sui primissimi?
«Non è semplice, la stagione è lunga e ci sono alti e bassi. Se penso a Medvedev secondo me non è diventato un giocatore meno forte, è semplicemente stanco e fa fatica a trovare la freschezza per combattere. Fossi in lui non andrei a rivoluzionare il modo di giocare, resta uno dei migliori».

E Zverev? Allenarsi dopo i match quanto lo aiuta nel concreto?
«Lui abita a Montecarlo, quindi lo vedo quasi tutti giorni ed è uno che ha sempre colpito tante palle. Allenarsi dopo aver vinto un Masters 1000 è un po’ estremo, però è giusto che lui cerchi di trovare il modo di avvicinarsi ai migliori. E se lavorare ancora di più lo aiuta, non credo possa essere un male. Ovviamente si deve essere capaci di farlo».

Da giocatore qual è il suo ricordo delle Finals?
«La prima volta è stata una delle emozioni più forti della mia vita. Ero a Parigi Bercy quando l’ATP mi chiamò per comunicarmi la qualificazione, ammetto di aver pianto».

C’è una nuova platea di appassionati. Come è cambiato il suo modo di raccontare il tennis?
«Provo ad avvicinarmi al pubblico, mettendolo in condizione di capire sempre di più. Io potrei raccontare il tennis come farei con un Top 10, ma è inutile se chi mi guarda fatica a comprendermi. Il mio ruolo è dare qualcosa in più allo spettatore, ma allo stesso tempo voglio avvicinarmi ai nuovi fan. Io stesso quando guardo altri sport voglio che il telecronista mi aiuti a capire qualcosa che non vedo».

Si chiude il primo anno di dualismo Sinner-Alcaraz. Nel 2025 chi può insidiarli?
«Fonseca e Mensik faranno dei passi avanti, ma non credo arriveranno subito lì. Io punterei su Fils e Rune, anche se quest’ultimo secondo me due anni fa era più pericoloso di oggi. Non ha fatto quanto ci aspettavamo, ma non è detto che non lo farà in futuro. Poi nulla vieta a Fritz di crescere ancora, così come Zverev e Medvedev resteranno lì. Secondo me difficilmente rivedremo il gap di questo 2024 ai vertici».

Jannik che momento vivrà dopo un’annata così?
«La mia sensazione è che oggi Jannik viva alla giornata. Mi spiego meglio. Dopo la partita con De Minaur ha parlato delle piccole cose che poteva fare meglio e nel giorno di riposo ci ha lavorato con il team. E via così dopo ogni match. Poi dopo le Finals e la Davis faranno un recap dell’anno e inizieranno a ragionare sul 2025: obiettivi e programmazione. Va detto che questa stagione, per quanto sia stata trionfale, si è rivelata complicata per il caso doping che ancora non si è risolto. Credo che in futuro del 2024 purtroppo non avrà solo ricordi positivi. Per quanto riguarda il campo vale ovviamente quanto detto prima».

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