Sinner e la vicenda doping: tutte le tappe di una vicenda infinita

Dalla positività durante i test effettuati a Indian Wells fino allo stop, passando per l'assoluzione e il ricorso: le fasi che hanno portato alla squalifica del numero uno al mondo
Antonio Sepe
7 min

La vicenda doping che ha visto coinvolto Jannik Sinner è finalmente giunta al termine. Purtroppo per l’azzurro l’epilogo non è stato quello sperato, vale a dire l’assoluzione, come nel caso della collega Iga Swiatek. Dopo un patteggiamento con la Wada è stato invece raggiunto l’accordo per una squalifica di 3 mesi, dal 9 febbraio al 4 maggio. Se c’è un lato positivo in questa infinita vicenda, è proprio che Sinner può lasciarsela alle spalle una volta per tutte, tornando a concentrarsi esclusivamente sul suo tennis e sulla sua carriera. Andiamo dunque a ripercorrere tutte le tappe del lunghissimo caso Clostebol, durato quasi un anno.

Marzo - la positività

Tutto ha inizio il 10 marzo, quando durante il Masters 1000 di Indian Wells Jannik Sinner si sottopone a un controllo antidoping che risulta positivo. Otto giorni dopo, il 18 marzo, secondo controllo – questo dopo la sconfitta in semifinale contro Carlos Alcaraz – e seconda positività. Le quantità di Clostebol sono davvero irrisorie – 86 picogrammi per millilitro nel primo caso e 76 nel secondo – e non alterano in alcun modo le prestazioni dell’azzurro. Tanto basta però per far scattare il protocollo antidoping e dare il via a una lunghissima vicenda che inevitabilmente finirà per condizionare la stagione di Sinner, il quale si dimostra comunque davvero bravo a gestirla al meglio, come testimoniato dai risultati. Jannik e il suo entourage apprendono della positività prima del Masters 1000 di Monte-Carlo (in programma dal 7 aprile) e, in questi casi, la prima cosa da fare per provare la propria innocenza è risalire alla fonte della contaminazione. Secondo la difesa dell’azzurro, la presenza di tracce di Clostebol nelle urine di Jannik è dovuta a un massaggio senza guanti effettuato dal suo fisioterapista, Giacomo Naldi. Quest’ultimo, durante il torneo in California, si era infatti procurato un taglio al mignolo della mano sinistra e, per curarlo, aveva usato un medicinale spray contenente Clostebol, il Trofodermin. Tale medicinale era stato acquistato da un altro membro del team, Umberto Ferrara, presso una farmacia di Bologna, come provato da uno scontrino.

Aprile - le sospensioni (revocate)

Sinner viene dunque sospeso in maniera provvisoria prima il 4-5 aprile e poi il 17-20 aprile. L’azzurro tuttavia presenta appello urgente immediato, rivolgendosi a un tribunale indipendente, e in entrambi i casi gli viene revocata la sospensione con effetto immediato, consentendogli perciò di giocare. La stagione del campione di Sesto Pusteria nel frattempo prosegue tra alti e bassi. Se da un lato rinuncia a due appuntamenti importanti come Roma e le Olimpiadi, dall’altro si toglie la soddisfazione di diventare numero 1 al mondo. Da segnalare inoltre che dopo il torneo di Wimbledon si separa dai due membri del team involontariamente protagonisti del caso Clostebol, ovvero il fisioterapista Giacomo Naldi e il preparatore atletico Umberto Ferrara.

Agosto - la prima assoluzione

L’altra data da cerchiare in rosso è il 20 agosto, poco prima dello US Open. Tramite un post sui suoi profili social, Jannik Sinner rompe il silenzio e comunica al mondo ciò che sta vivendo da quasi sei mesi, facendo chiarezza sul caso Clostebol. Sinner viene infatti assolto dalla prima sentenza del tribunale sportivo, che riconosce come non via sia stata alcuna “colpa o negligenza” nell’assunzione del farmaco. L’unico prezzo da pagare è la rinuncia ai 400 punti e ai 320mila dollari di montepremi relativi al torneo di Indian Wells. Il regolamento prevede infatti che vengano decurtati punti e soldi dell'evento durante il quale viene rilevata la positività. L’azzurro non si lascia minimamente influenzare dai malumori dell’opinione pubblica e anche di qualche suo collega (su tutti l’australiano Nick Kyrgios) e domina lo US Open, conquistando il secondo Slam della sua carriera. La vicenda doping però non è neanche lontanamente vicina alla sua conclusione e non c’è alternativa a continuare a giocare con una spada di Damocle sulla testa.

Settembre - il ricorso

Si arriva dunque al 26 settembre, data in cui la Wada annuncia di aver presentato un ricorso alla Corte d'arbitrato per lo sport (CAS) perché non ritiene corretta la sentenza del tribunale indipendente dell’ITIA. Se da un lato l’azzurro è libero di giocare tutti i tornei, dall’altro rischia di essere squalificato da uno a due anni. A rendere il tutto ancora più spiacevole è l’alone di incertezza che aleggia in merito alla data dell’udienza presso il Tas di Losanna, in Svizzera. I mesi passano, Jannik Sinner continua a vincere, ma dal Tas nessuna novità. Inizialmente si apprende che l’udienza non si terrà prima del mese di febbraio, quindi l’azzurro può prendere parte all’Australian Open, che vince per il secondo anno consecutivo. Finalmente viene poi ufficializzata la data in cui verrà discusso il ricorso della Wada: il 16 e il 17 aprile a porte chiuse in quel di Losanna. La richiesta dell’agenzia antidoping è appunto una squalifica di 1-2 anni.

Febbraio - l'accordo e la squalifica

Nella mattinata di sabato 15 febbraio arriva la notizia che non ci sarà nessuna udienza al Tribunale arbitrale dello sport. La Wada rende infatti noto "di aver concluso un accordo per la risoluzione del caso di Jannik Sinner, che ha accettato un periodo di tre mesi di inammissibilità per una violazione della regola del doping che lo ha portato ad un test positivo per il clostebol, una sostanza vietata, nel marzo 2024". Sinner dovrà perciò restare fermo “dal 9 febbraio 2025 alle ore 23:59 del 4 maggio 2025” e potrà “riprendere l'attività di formazione ufficiale a partire dal 13 aprile 2025”. Nonostante la Wada riconosca che l’azzurro non avesse “intenzione di imbrogliare e che la sua esposizione al Clostebol non ha fornito alcun vantaggio per migliorare le prestazioni”, in base al codice “un atleta è responsabile della negligenza dell'entourage". 342 giorni dopo la positività a Indian Wells, Jannik può definitivamente chiudere questo capitolo e guardare al futuro, che lo vedrà protagonista sui campi per giocare a tennis e non nei tribunali per discutere di ricorsi. “Questa vicenda mi tormentava da quasi un anno e il processo sarebbe potuto durare ancora a lungo” ha spiegato Sinner, che salvo sorprese tornerà in campo a inizio maggio in occasione degli Internazionali d’Italia a Roma. Senza più doversi preoccupare di questa infinita vicenda doping ma pensando solo a godersi tutto l’affetto del pubblico italiano.


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