Myriam Sylla parla del dramma della bulimia: “Ecco come è iniziato tutto”© FIORENZO GALBIATI

Myriam Sylla parla del dramma della bulimia: “Ecco come è iniziato tutto”

La rivelazione della pallavolista azzurra che si è raccontata senza filtri, dal permesso di soggiorno alla famiglia e i disturbi alimentari
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Myriam Sylla ha recentemente parlato di sè senza tralasciare nulla. La pallavolista azzurra, nonché ex capitana della Nazionale, ha toccato temi molto intimi, a partire dal suo rapporto con il proprio corpo: "Fin da piccola non mi vedevo come le altre. Rispetto alle coetanee ero più grande, non solo in altezza ma in stazza, tant’è che preferivo stare coi maschi per non sentire il confronto e il giudizio - così Sylla a Vogue. Il primo ragazzo a cui ho chiesto di diventare il mio fidanzato, convinta che mi avrebbe detto di sì perché sapevo di piacergli, mi ha risposto: 'No, ti vedo come un’amica'. Solo ora ha confessato che era attratto, ma si vergognava di mettersi con me".  Poi i disturbi alimentari che l'hanno travolta all'inizio della sua carriera, ecco come è iniziata la bulimia: "Quando sono andata via di casa per giocare a pallavolo, lontana dalla famiglia e dalla stabilità, ho iniziato a vomitare dopo mangiato - ha rivelato la schiacciatrice della Pro Victoria-. Come me, un’altra compagna. Io lo sapevo che era sbagliato. Abbiamo cercato di aiutarci a vicenda per smettere. E per fortuna, quando la mia tutor intuì cosa stava succedendo, tolse le chiavi dalla porta del bagno". 

Sylla: "Il mio rapporto con la mia famiglia"

Nell'intervista, Sylla ha poi raccontato l'inizio del proprio percorso sportivo quando il rapporto con i genitori è stato fondamentale: "Inizialmente i miei genitori erano titubanti, ma dal momento in cui hanno compreso che lo sport era il mio sogno, lo hanno sempre appoggiato. Non ci hanno visto il possibile guadagno, oppure la realizzazione di un loro personale progetto sportivo frustrato, come spesso capita con i giovani atleti. E questo, retrospettivamente, mi colpisce perché le condizioni economiche e il Paese in cui sono cresciuti non hanno permesso loro di esaudire molti desideri".  

Sylla sulla cittadinanza italiana

Nata a Palermo e cresciuta in Lombardia, la pallavolista azzurra si è lasciata andare schierandosi dalla parte di tanti ragazzi e ragazze che, come è successo a lei, hanno lottato per la cittadinanza italiana : "Dovevo andare in questura a Lecco per rinnovare il permesso di soggiorno, e questo significava arrivare alle 5 del mattino, mettersi in coda per scrivere il proprio nome su un foglio che, se già troppo pieno, ti costringeva a tornare il giorno successivo e fare tutto daccapo. Seguo su TikTok persone della mia generazione che ancora non hanno il passaporto italiano e questo mi fa uscire di testa. Non esiste che, nel 2024, ci siano ragazzini e ragazzine che non possano completare la propria identità. Sono nati qui, cresciuti qui, mangiano e parlano italiano, eppure viene detto loro: 'Eh no, siete nigeriani'. Magari non sanno niente del Paese di origine dei loro genitori, o magari sì… Ma chi se ne frega?!".


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