
Conegliano vuol dire vittoria: viaggio alle radici di un fenomeno
Per spiegare la portata del fenomeno, basterebbe citare un numero: 27. Sono i trofei conquistati in tredici anni di vita. Impressionante, ma non sufficiente a illustrare tutte le ragioni che hanno reso Conegliano, cittadina di 35mila abitanti all'inizio delle colline del Prosecco, con Valdobbiadene epicentro della produzione di uno dei simboli del made in Italy, il distretto più cool della pallavolo mondiale. Trentacinquemila anime che domani sera, con ogni probabilità, festeggeranno l'ennesimo scudetto, esito dell'ennesima finale, contro la solita avversaria, Milano. La Milano di Paola Egonu che l'altra sera ha portato al Forum più di dodicimila spettatori, affluenza record per una partita playoff.
Conegliamo, fenomeno volley
Perché dietro - o davanti, ancora non si capisce bene se sia venuto prima l'uovo o la gallina - il fenomeno Conegliano, c'è il boom della pallavolo italiana, a tutti i livelli - nelle scuole, nelle palestre di quartiere, nei campionati giovanili, amatoriali, nell'attività di vertice, nelle competizioni internazionali - e per tutti i generi. Le Nazionali vincono ovunque, non solo alle Olimpiadi, dove, peraltro, è ancora vivo il ricordo del trionfo delle ragazze di Velasco. Arrivano gli sponsor, crescono i diritti tv, aumentano i ricavi: è uno splendido circolo vizioso. Lavorano bene e in sinergia, Federazione e Leghe (nonostante lo stato di salute dell'impiantistica italiana). Ora, le donne la fanno da padrone. Il giro d'affari del volley femminile ormai sfiora i cinquanta milioni di euro, il torneo di A1 è uno dei principali campionati mondiali, di soli diritti televisi incassa un paio di milioni l'anno ma l'accordo, con il fondo Cvc capital partners, è in fase di rinegoziazione ed è altamente probabile che porterà nelle casse dei club parecchi soldi in più. Del resto, l'audience tv l'anno scorso ha superato i dieci milioni di spettatori e l'affluenza nei palazzetti per questa stagione alle battute finali rischia di superare il mezzo milione di persone.
Obiettivo Quintuplete
E il tutto nonostante la pallavolo femminile sia ormai quello sport in cui si gioca al meglio dei cinque set e alla fine Conegliano vince (e Milano perde). Di questi tempi, si fa un gran parlare di Triplete nel calcio - obiettivo ancora alla portata dell'Inter, ma complicatissimo -, per l'Imoco (l'azienda di grafica che realizza etichette per le bottiglie di Prosecco e dà il nome alla squadra) è ordinaria amministrazione. Nella stagione in corso, ha già vinto Supercoppa e Coppa Italia (contro Milano), Mondiale per club (su Tianjin), è in semifinale di Champions (dove affronterà Milano), è a una partita dallo scudetto (contro Milano, ovviamente). Quindi, obiettivo quintuplete seriamente alla portata. Un progetto, questo a Conegliano, che le tre famiglie proprietarie del club - i Garbellotto, titolari di un'azienda di botti e tini, i Maschio, distillerie e cantine, i Polo, patron dell'Imoco - hanno più volte definito "glocale", perché ha attirato il meglio del territorio - qualcosa come come trecento sponsor locali aggregati in un decennio - per metterlo al servizio di un progetto che ha varcato presto i confini italiani, imponendosi all'attenzione del mondo (dello sport, non solo della pallavolo). Insomma, un patrimonio della comunità - peraltro, un territorio, quello della provincia di Treviso, che tra pallavolo, rugby e basket negli anni ha conquistato un centinaio di trofei nazionali e internazionali - che è diventato modello da imitare a ogni latitudine. Nata sulle ceneri della Spes che fallì nel 2012, Conegliano ha aperto un'era che ha sbiadito il ricordo delle precedenti dominazioni - Matera, Ravenna, Bergamo - e promette (o minaccia?) di durare ancora a lungo. Appuntamento domani sera al Palaverde, ovviamente esaurito. Scommettiamo che vincono le ragazze di Santarelli?
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