Caldo estremo, entro il 2050 questi luoghi diventeranno inabitabili

Tra poco più di trent'anni caldo e umidità potrebbero rendere quasi inabitabili alcune aree del pianeta. Ecco quali sono le regioni più a rischio secondo gli studi

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Pubblicato il 06.08.2026, 12:23

Il cambiamento climatico non colpisce il pianeta in modo uniforme. Se in alcune regioni l'aumento delle temperature resterà gestibile, in altre caldo e umidità potrebbero raggiungere livelli tali da mettere seriamente a rischio la salute umana. È lo scenario delineato da numerose ricerche scientifiche, tra cui quelle della NASA, secondo cui entro il 2050 alcune aree del mondo potrebbero sperimentare condizioni estreme che renderanno molto difficile trascorrere anche poche ore all'aperto. Il problema non riguarda soltanto il termometro. A fare la differenza è soprattutto la combinazione tra temperature elevate e tassi di umidità molto alti, una miscela che ostacola il naturale raffreddamento del corpo attraverso la sudorazione e aumenta il rischio di colpi di calore e altre complicazioni. Le proiezioni indicano che l'Asia meridionale sarà tra le aree più vulnerabili, seguita dal Golfo Persico e dalla regione del Mar Rosso, territori già oggi caratterizzati da estati torride. Con il passare dei decenni il fenomeno potrebbe estendersi anche ad alcune zone della Cina orientale, del Sud-est asiatico e del Brasile, soprattutto nei grandi centri urbani e nelle aree dove il calore continua ad accumularsi anche durante la notte.

La temperatura di bulbo umido: il parametro che misura il limite del corpo umano

Per valutare quanto il caldo possa diventare realmente pericoloso, gli scienziati utilizzano un indicatore diverso dalla semplice temperatura dell'aria: la temperatura di bulbo umido, che combina calore e umidità e misura la capacità del corpo di disperdere il calore attraverso il sudore. Quando questo valore raggiunge circa 35 gradi, il corpo umano fatica a raffreddarsi in modo efficace, entrando in una condizione potenzialmente critica in caso di esposizione prolungata. Non si tratta quindi di una temperatura atmosferica, ma di una soglia fisiologica oltre la quale il rischio per la salute aumenta in modo significativo. Gli esperti sottolineano però che gli effetti possono manifestarsi anche prima di raggiungere questo limite. Le persone anziane, chi soffre di patologie croniche e chi lavora all'aperto rappresentano le categorie più esposte, perché dispongono di una minore capacità di adattamento allo stress termico. È proprio per questo motivo che alcuni ricercatori parlano di territori destinati a diventare "quasi inabitabili". L'espressione non significa che queste regioni verranno abbandonate, ma che le giornate in cui sarà impossibile svolgere attività all'esterno potrebbero aumentare sensibilmente, mentre le notti tropicali renderanno sempre più difficile il recupero dell'organismo.

Adattarsi a un clima sempre più estremo: la sfida dei prossimi decenni

L'aumento del caldo estremo comporterà conseguenze ben oltre il semplice disagio. Lavorare, spostarsi, praticare attività fisica o perfino riposare potrebbero diventare operazioni sempre più complicate durante le ondate di calore, con effetti diretti sulla salute pubblica, sull'economia e sulla qualità della vita. In questo contesto, la capacità di adattamento sarà determinante. L'aria condizionata rappresenta una delle principali difese contro le temperature elevate, ma comporta un maggiore consumo di energia e acqua, creando ulteriori criticità soprattutto nelle aree con risorse limitate. Per questo motivo gli esperti indicano come prioritarie anche altre misure: sistemi di allerta tempestivi, città con più aree verdi e ombreggiate, orari di lavoro rimodulati durante i periodi più caldi e infrastrutture in grado di resistere agli eventi climatici estremi. Il caldo, inoltre, raramente arriva da solo. Ondate di calore sempre più frequenti sono spesso accompagnate da siccità, incendi boschivi e difficoltà nell'approvvigionamento idrico, aggravando ulteriormente la pressione sui territori più vulnerabili. Gli studiosi precisano infine che il cambiamento non sarà improvviso. L'abitabilità di queste regioni non scomparirà da un giorno all'altro, ma diminuirà gradualmente attraverso eventi estremi sempre più frequenti e intensi. Ridurre le emissioni di gas serra resta uno degli strumenti principali per limitarne gli effetti, ma la pianificazione urbana e l'adattamento locale saranno altrettanto decisivi per affrontare un clima destinato a cambiare profondamente nei prossimi decenni.