Il senso del passo indietro

Una decisione che ci risparmia ricorsi, Collegio di Garanzia, Tar, Consiglio di Stato. Comprensibile lo sconcerto dell'opinione pubblica
Mattia Grassani
Mattia Grassani

6 min

Pubblicato il 07.10.2026, 09:19

Nessuna resa dei conti, sfida all’ultimo sangue o conta fratricida di voti (conflitti, o presunti tali, di interesse inclusi), la Giunta e il Consiglio Coni hanno ritrovato compattezza, unità di intenti e visione comune. Scelta di buon - ottimo direi - senso, di prospettiva oltre che di credibilità interna e internazionale. Non ci sono vincitori, né vinti, ma la conferma che due personalità arrivate quasi allo scontro fisico hanno saputo, e voluto, fare un passo indietro, deporre l’ascia di guerra e dialogare per il bene dello sport più popolare ma anche dell’ente che governa tutte le discipline. 

Un'estate tossica, una decisione che ci ha risparmiato ricorsi

Abbiamo vissuto un’estate tossica, nel corso della quale si è scritto, letto e parlato, quasi esclusivamente, delle vicende riguardanti Ranucci-Lavitola e, a breve distanza, Buonfiglio-Malagò. Procura federale contro Procura generale, conclusioni giuridiche opposte sui medesimi fatti, archiviazioni e avocazioni, autorevoli pareri pro-veritate richiesti al gotha del diritto amministrativo e civile. 
Ce lo potevamo (e possiamo) permettere noi aficionados del pallone o la misura era ormai colma e l’aria irrespirabile? Avremmo retto l’urto di un periodo, non meglio quantificabile in termini temporali, da trascorrere nelle aule del Collegio di garanzia dello sport, poi al Tar del Lazio, al Consiglio di Stato e, forse, anche a Berlino, prima di sapere il destino del movimento calcistico italiano? Quale governance federale avrebbe affrontato l’imperdibile opportunità che la Uefa aveva messo sotto la lente di ingrandimento in vista di Euro 2032? Senza trascurare la, giusta, reazione dell’opinione pubblica, nuovamente disorientata, che si sta riavvicinando ai colori azzurri.

 

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Ora si deve guardare avanti

Un prezzo troppo altro da pagare e, in parte, pagato, dalla seconda federazione che, con la Germania, vanta più titoli mondiali, e, forse, vanta(va) blasone e allure come poche altre. Un quarto d’ora per la Giunta, poco di più per il Consiglio, sono bastati a far rientrare il convoglio in carreggiata e rimetterlo sui giusti binari. Ora si deve guadare avanti, molto avanti, con la barra dritta e senza ulteriori inciampi, obiettivi che nessuno sa individuare meglio di Malagò dopo questi primi 105 giorni di travaglio. Nel corso dei quali ha stretto, con una pluralità di soggetti, importanti accordi commerciali e di sponsorizzazione, partnership e protocolli di intesa che guardano lontano, a dimostrazione delle abilità dirigenziali di cui dispone, a 360 gradi. 

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