Il senso del passo indietro

Una decisione che ci risparmia ricorsi, Collegio di Garanzia, Tar, Consiglio di Stato. Comprensibile lo sconcerto dell'opinione pubblica
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Mattia Grassani
Mattia Grassani

6 min

Pubblicato il 07.10.2026, 09:19

Malagò, sia lui il commissario di sé stesso

Sia lui, allora, il commissario di sé stesso, il traghettatore della Federcalcio nel periodo di transizione, posto che la sua condotta è stata, sin dal momento della presentazione della candidatura, ritenuta, all’unanimità, trasparente nonchè improntata ai principi di lealtà, probità e correttezza, ineludibili pietre miliari dell’ordinamento sportivo. Il cronoprogramma dettato dal Comitato olimpico è chiaro: bisogna puntare, il più velocemente possibile, al ristabilimento della volontà democratica. Società e associazioni, componenti, rappresentanti di atleti e tecnici esprimano, entro il 31 gennaio prossimo, le proprie preferenze. A Malagò toccherà il compito di governare, con i suoi fedelissimi, il fondamentale periodo che ci separa dal termine del tribolatissimo quadriennio olimpico 2025-2028, nel corso del quale abbiamo, il Presidente federale in testa, vissuto ogni delusione e ribaltone possibili e immaginabili.

I punti al centro del programma di Malagò

Al centro del programma, manco a dirlo, la cura e crescita delle nazionali giovanili, il movimento femminile, il consolidamento della struttura finanziaria, il sistema normativo (a riprova dell’eccellente funzionalità dell’auto-giurisdizione calcistica), frutto e risultato del lavoro brillantemente impostato da Gabriele Gravina. Punti chiave, da cui non si può arretrare di un centimetro, sono, invece, la riforma elettorale, il sistema arbitrale, il ruolo da ridiscutere degli agenti, la collaborazione con i club nella preparazione delle competizioni a squadre. Più difficile, ma non da abbandonare a priori, appare la riorganizzazione dei campionati, posto che l’abnorme numero di club professionistici, unico in Europa e nel mondo, non può essere tollerato oltremodo. Il ruolo di Coverciano, poi, l’università del calcio, merita profonde riflessioni e altrettanto energiche riforme, anche a costo di scontentare più di qualcuno. Nel febbraio-marzo 2029, Malagò dovrà dimostrare di avere attuato almeno buona parte delle agognate riforme, mantenendo fede alle attese, e, in questo caso, la sua rielezione per i successivi quattro anni non incontrerebbe ostacoli.

Il futuro: ecco quando si aprirà il Malagò bis

Tornando ai giorni nostri, una volta convocata, con almeno sessanta giorni di anticipo, l’assemblea generale elettiva, lo Statuto prevede che le candidature siano formalizzate entro 40 giorni dalla celebrazione della stessa, per la loro pubblicazione con almeno 30 giorni di anticipo rispetto alla data di svolgimento della votazione. Tecnicismi poco più che formali ma necessari per consentire la ripresa del cammino in regime ordinario, con definitivo abbandono della fase commissariale. Dopodichè, si aprirà il Malagò bis, in cui il Presidente sarà chiamato ad affrontare le numerose e impegnative sfide di cui abbiamo parlato. Senza trascurare, questa volta, la preventiva sottoscrizione di un modulo di tesseramento con il Borgorosso Football Club. 

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