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Gama: Italia, finalmente si gioca

Gama: Italia, finalmente si gioca
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Domani contro il Belgio a Ferrara, qualificazioni ai Mondiali 2019. La capitana si racconta: "Abbiamo parlato tanto di questa partita, ora vogliamo solo giocarla e vincerla. Io un punto di riferimento? E' un onore e una responsabilità che condivido con le mie compagne. Sono nata a Trieste e mi manca il mare. Il calcio non fa le gambe grosse, la femminilità ha nuovi canoni"

 di Valeria Ancione

lunedì 9 aprile 2018 17:19

Voi non lo sapete ma Sara ha i capelli ricci, tanti, che puntano il cielo. Che viene da chiederle, ma come li pettini? E invece non lo fai, perché sarà una vita che risponde alla stessa domanda. Voi non lo sapete, ma Sara ha le gambe sottili e corre che pare una centometrista. La chiamano Speedy, non a caso, quando le solleva le sue gambe svelte rullano e ti confondono. Corre Speedy Gama, corre. 

 DA TRIESTE A 100. Voi non lo sapete, ma Sara Gama domani contro il Belgio fa cento. Cento volte Italia, cento volte azzurra: a Ferrara quando alle 18 si gioca Italia-Belgio, partita di qualificazione ai Mondiali di Francia 2019. L’Italia è in testa e si fa traino e portabandiera di un Paese orfano del Mondiale maschile di Russia. Gama nata a Trieste, da madre italiana e padre congolese, figlia unica e anima da marinaia. «Il mare mi manca un sacco. Torno sempre e faccio dei giri in barca. E’ difficile staccarsi dalla propria terra. Sarei rimasta a Trieste, alla Polisportiva San Marco se non fosse fallita. Mi sono spostata di poco, a Tavagnacco. Sette anni e poi al Brescia ho spiccato il volo. Un’estate a Los Angeles e quindi il Paris Saint Germain».

OUI JE SUIs SARA'. A Parigi è rimasta quanto basta per assaporare la diversità di vedute e di atteggiamento. Quello che in Italia ora inizia a essere, con i grandi club che acquisiscono le squadre femminili, in Francia già era. «Al Psg ero una professionista. Ora qui va bene, la Juventus ci dà supporto tecnico, attenzione e lavora sull’immagine. In Italia sto meglio. Giocare nel proprio Paese è una gioia. Ero in scadenza di contratto e sono rientrata a Brescia - mi ha voluto Milena (Bertolini ndr) - e ho fatto bene».

 

CAPITANA O CAPITANA. Difensore, capitana e punto di riferimento, dopo gli anni di Panico e Gabbiadini, un bel testimone da raccogliere, non c’è che dire, una responsabilità importante. «Ho iniziato a giocare a sette anni, ovviamente davanti, ma sono passata subito sulla fascia. A sedici anni ero terzino di spinta. Capitana? Non si diventa guida perché lo decidi tu, sono gli altri che ti scelgono. Dai il massimo, diventi un esempio, non esiste altro segreto. In questa Nazionale ci sono tante ragazze che sono personaggi di riferimento. Io sono in prima fila ma penso che non ci debba essere una sola persona, il modello non può essere unico: uno non racchiude tutti. Io mi metto a disposizione e se sono un punto di riferimento è perché le mie compagne e i risultati mi danno forza».

 Eppure questo gruppo azzurro, della generazione delle trentenni e poco meno, ha lottato anche fuori del campo per fare passi avanti nel riconoscimento di diritti e parità. E ora se la Nazionale cresce, il movimento ne beneficia. «Noi, non facciamo solo calcio, portiamo avanti un intero movimento e le fatiche le condividiamo. Per ora c’è un’attenzione particolare  su di noi perché ci sono i risultati. La sostanza serve».

I suoi genitori l’hanno lasciata libera di scegliere. Il nonno l’ha portata in giro per i campi. La mamma si è adeguata. Lei ora è arrivata dove la vediamo, capitana anche della Juventus, ventinove anni appena compiuti, una laurea in Lingue, nessun idolo e una vita in divenire. «Sapevo cosa volevo e la mia famiglia mi ha lasciato fare. Oggi i genitori caricano troppo di aspettative i figli. Io vado avanti di obiettivo in obiettivo. Non mi fisso dei limiti. Non ragiono sul lungo termine. Vedo una cosa, la desidero, ecco l’obiettivo. Idoli no, perché penso che ognuno ti dà qualcosa, ed è bene cogliere da tutti. Ho ricevuto tanti insegnamenti e da tanti ho avuto una mano. Lingue e letterature straniere è stata un po’ una scelta imposta, perché è una facoltà senza obbligo di frequenza. Continuare a studiare era necessario, perché dovevo pensare al dopo, sapendo che il calcio a noi donne lascia poco. Comunque mi piacciono le lingue».

Più che timida è riservata. Parla con una lentezza che è l’esatto opposto delle sue gambe svelte. «Sono un mix, come quelli che si fingono estroversi per non mostrare la timidezza». Si definisce «grande fan del divano e delle dormite», ama viaggiare, il cinema e la musica: «Passo dall’house al regaetton. Apprezzo Justin Timberlake perché è un artista completo, canta, balla, recita. Ascolto anche Celetano, Mina, Cocciante. Sono vecchia dentro - ride - Mi piace ciò che è bello. Quando ero a Parigi suonavo la chitarra. Mi riservo un tempo per avere più cura della musica. Intanto colleziono cd». 

BARBIE GAMA. Voi non lo sapete ma è diventata anche Barbie. La Mattel infatti ha messo in commercio una bambola come lei, vestita da Juventus. Proprio la Barbie, la bellezza per definizione. La perfezione. Mentre ancora ci sono genitori che non mandano le figlie a giocare a pallone perché fa le gambe grosse. «E’ un onore e una responsabilità avere una bambola col mio nome. Io ho un buon rapporto col mio corpo, che ha i suoi difetti, con cui però ci convivo serenamente. Ma il calcio non deforma il corpo, basta con questa storia. E la femminilità non corrisponde più a certi canoni. Ci sono mille modi per esprimerla, contano lo spirito e l’anima e non sei sei grossa o magra, muscolosa o no. Per fortuna le cose stanno cambiando».

 

MODELLO. Per le ragazzine che si avviano al calcio, per i genitori che hanno bisogno di “vedere” come diventa da grande una bambina che fa la calciatrice, per un Paese che non si fida del calcio femminile, domani Gama scende in campo con la Nazionale per un altro passo verso i Mondiali e subito dopo, domenica, con la Juventus per la sfida scudetto contro il Brescia. «Ci giochiamo molto sia con la Juve sia con la Nazionale. Conta l’approccio alla partita. In campionato, il Brescia insegue, deve vincere, all'andata le abbiamo battute perché abbiamo avuto l'atteggiamento giusto. Domani però c'è il Belgio e va affrontato a viso aperto. Si è parlato tanto di questa gara e finalmente si gioca. Tocca a noi: vogliamo scendere in campo, vogliamo andare ai Mondiali».

 Per come stanno andando queste qualificazioni, l’Italia del ct Bertolini ha dimostrato che qualcosa sta davvero cambiando nel calcio femminile: cresce, ma il cammino è all'iniziato, l'obiettivo è quello di raggiungere le squadre europee, che stanno anche dicei anni avanti... «Il livello si sta alzando, ma dobbiamo portare qui le straniere, e poi entrare nelle scuole, offrire alle ragazzine nuovi modelli. Modelli che poi chiederanno, solo così cambierà la mentalità della gente».

Voi non lo sapete, ma Speedy Gama corre, ha pensieri svelti e parla piano. Vive il presente, costruendo giorno per giorno il futuro suo e del calcio femminile. Cercando di superare i limiti culturali del nostro Paese. «Io però adesso più che di limiti preferisco parlare di prospettive».

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