Primi segnali dallo spazio

Leggi il commento del Direttore del Corriere dello Sport - Stadio
Ivan Zazzaroni

Pubblicato il 24.08.2026, 07:32

E poi ci sono i segnali dallo spazio (ottenuto, meritato) che vanno colti al volo, soprattutto in momenti calcisticamente disperanti come questo. Ignorandoli, si firma la resa definitiva e buonanotte ai suonatori. Da suonati.  

Ieri ho contato il numero delle presenze italiane dal primo minuto nelle quattro partite del sabato, 28 su 88; oggi mi concedo un filo di ottimismo, una speranza, ricordando una volta di più che i giovani italiani, quando qualcuno garantisce loro un po’ di fiducia, sanno fare cose buone e procurare «shock temporali». Con ‘sto caldo una rinfrescatina ci vuole proprio.  

Non vi sarà certamente sfuggito che a Udine il migliore in campo è stato Nicolò Zaniolo, uno dei due italiani presenti nella formazione iniziale di Runjaic. Bene ha fatto anche l’altro, il difensore centrale Matteo Palma, italo-tedesco del 2008: uscito lui, Douvikas ha segnato dopo appena 9 minuti. Casuale? Un altro segnale. 

A San Siro s ’è fatto notare Mathis Mout del Monza, italo-francese del 2007. E si è ripetuto Pio Esposito che, imitando nel movimento Bettega, ci ha fatto ripensare anche al leggendario Rabah Madjer, il tacco di Allah.  

A Parma Alessandro Romano, italo-svizzero del 2006, osservato sul posto da Mancini che ne aveva parlato prima della partita col presidente del Cagliari Giulini, ha giocato benissimo e realizzato il gol della vittoria, un’autentica prodezza. Sempre al Tardini abbiamo rivisto Simone Lontani, un 2008, due volte a segno in coppa Italia.  

A Marassi l’ingresso di Vergara, per di più autore del 2-0, ha aggiunto freschezza, intraprendenza e soluzioni al Napoli di Allegri. 

Cacciamani del Toro e Bernasconi dell’Atalanta, quest’ultimo già sufficientemente rodato, sono stati tra i protagonisti della domenica. 

La giovinezza non può essere un difetto: i nostri ragazzi hanno bisogno di giocare con continuità e di poter sbagliare anche. Perché sono proiettati nel presente, sono il futuro presente.  

Segnali soltanto illusori? Alla fine l’immaginazione e il diritto a sognare (e costruire) un calcio diverso devono sempre prevalere. E allora perché non coltivare sani progetti di riscossa?