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Bologna, forse è un sogno

Leggi il commento sul trionfo dei rossoblù contro la Lazio
Italo Cucci
Italo Cucci

5 min

Pubblicato il 17.03.2025, 09:23

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Strada facendo mi son detto: forse è un sogno. Svegliatemi. Ma no, Bologna-Lazio 5-0 è realtà. Siamo tornati in Paradiso. Intorno al campo delle favole più belle c’è un crescendo d’entusiasmo, il seguito esaltante dei successi con il Milan, il Cagliari, il Verona. C’è la nostra Europa cui tendiamo con sentimenti d’amore.

Dài, ci arriveremo. Ce lo promettono Odgaard, Orsolini, Ndoye, Castro, Fabbian, ogni gol una piccola storia. Tutti insieme un’ondata di felicità che investe il Maestro - l’Italiano del giorno - che tuttavia reagisce con la straordinaria misura delle parole - lui ch’è fumantino - e solo una luce speciale negli occhi. Una lezione di stile. 
Cerco un minimo di compostezza, l’avversario travolto ha un’antica bellissima storia - anche d’amicizia - e non posso né voglio infierire. Li coinvolgo, i laziali - con un minimo di non ipocrita disagio - nella grande festa di calcio andata in scena al Dall’Ara. Una festa con trentamila bolognesi che cantano «il calcio siamo noi» sventolando la bandiera rossoblù. È la loro festa di pace, senza scherno, né rabbia. È una sosta serena mentre infuria il maltempo. Senza eccessi i tifosi. Alla fine, li avrete visti, vincitori e vinti si sono abbracciati. E Baroni - non umiliato, senza cercare scuse né bizzarrie tattiche - ha ammesso la superiorità di un Bologna energico che puoi dipingere di mille colori ma il più bello è quello del sole. 

Lo scrissi tanti anni fa, quando ribattezzai lo stadio l’Arena del Sole, luogo dato all’Arte e allo Spettacolo. Perché ho visto la più bella partita dai tempi che non tutti possono ricordare - sugli spalti esplode la bella gioventù dei sorrisi e dell’allegria - io sì.  

Quando? Cito al volo una partitissima che mi sta nel cuore: domenica 31 maggio 1964, era il mio compleanno, festeggiai con un gol di Helmut, Bologna-Lazio 1-0, profumo di scudetto. Ma avrò tempo per almanaccare sul passato. Se volete un giorno ve lo racconterò. Mi duole non essere, oggi, con tanti perduti compagni d’avventura ma gli dedico un pensiero felice. Il Bologna fa parte di una particolare storia di vita. Vorrei evitare l’immanente retorica ma come fare se da un’ora il telefono squilla e dall’altra parte c’è la voce di compagni di strada che non sentivo da anni. Dal Cittadone, dalla Romagna, t’è vest che blazza? Qualcuno ha un nodo alla gola, qualcun altro sembra aver ricevuto una carezza. 

Ha detto bene il telecronista quando ha descritto il gol di Orsolini come una carezza. Son bravi in tanti, in questo Bologna, già dai tempi di Motta (che non ho mai rimpianto anche se non ho accolto Italiano come una star, io lo confesso) ma i tifosi rossoblù hanno sempre avuto bisogno di un mito di casa - un italiano, come Pascutti, come Mancini, come Colomba, come Baggio - e l’Orso s’è costruito il ruolo con pazienza, impegno, amore, arricchendo di qualità la generosità (spesso la virtù dei mediocri) fino ad esibire quel carezzevole tocco al pallone di Ndoye finito alle spalle di Prevedel. E Ndoye? Odgaard apre con un gol sfizioso, il popolare Dan distribuisce assist, fa il suo gol benedetto - il tre a zero è la chiave di volta del successo - e manda in libertà Castro e Fabbian al lussurioso poker. Suonano le campane a San Martìn, il paese natale, l’Albiceleste gli offre la prima maglia, forse guadagna anche un sorriso di Francesco: è un bel giorno per un ventenne che ha avuto su di sé gli occhi di Spalletti (è appena diventato italiano ): ha battuto la Lazio e già l’aspetta il Brasile. 

La città di Bologna tutto questo deve a Vincenzo Italiano che stavolta non ha sfruttato l’espediente di andar sotto per offrire il divertimento della rimonta e del successo. La partita si è subito vestita di domenica (s’endimancher, dicono i francesi ) ed è diventata elegantissima quando la Lazio - continuando a giocare alla pari - non ha capito d’essere solo sparring partner e comparsa al tavolo di poker. Adesso - mi scrive Davide Grittani, narratore malato di juventude - la Signora cercherà di portarlo a Torino. Ma stavolta Saputo vorrebbe girare l’Europa con lui e questo formidabile Bologna

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