Le intuizioni di Palladino

Il Bologna riprende la tradizione: l'allenatore ha tramutato ogni punto debole in un punto di forza
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Bruno Bartolozzi
Bruno Bartolozzi

5 min

Pubblicato il 25.10.2026, 13:13

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Il Bologna si è messo a fare il Cagliari di questo inizio stagione proprio nel derby fra l’allenatore napoletano di città, Fabio Pisacane, e quello dell’hinterland, Raffaele Palladino. Un passaggio di consegne e un ritorno all’antico mestiere anche per la squadra emiliana, mentre il Cagliari abdica, o meglio ha cominciato a farlo con l’imbarcata di Monza, prima sconfitta dopo tre vittorie consecutive fuori casa.

Il Bologna riprende la tradizione

Il Bologna riprende la tradizione, specialità della passata stagione, quando sarebbe stata la quarta squadra del campionato se tutte le gare si fossero giocate solo lontane dal proprio campo. Quindi un passo da Champions. Il Bologna ieri ha portato a casa la seconda gara in trasferta consecutiva, la terza vittoria a Cagliari (negli ultimi tre anni), tutte per 2-0, il primo gol di Casale, la seconda rete di Bernardeschi, già alla metà del bottino dello scorso anno, la prima partita senza subire gol e un ribaltamento concettuale in termini di gioco assai rilevante. Mettiamolo a fuoco: il Bologna negli ultimi anni è stata una squadra con grande vocazione al possesso palla. Un fatto che però ha bisogno non di un corollario, ma di un elemento essenziale: al gioco devono seguire occasioni, gol e difesa vigile. Altrimenti è accademia della peggior specie, insulsa e sterile. Il Bologna di inizio stagione è stato esattamente questo. Alle inutili percentuali di dominio del gioco non sono seguiti i punti, bensì l’esonero di Domenico Tedesco. Il segnale avvenne con una nemesi. Proprio nell’ultima gara dell’allenatore calabrese, a Napoli, il Bologna perse anche quest’ultima simbolica prerogativa. Tenne palla meno degli avversari e arrivò Palladino.

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Con Palladino ogni punto debole un punto di forza

Il nuovo allenatore ha saputo trasformare un punto debole in un punto di forza. Inutile tenere vanamente palla se poi si offre campo, profondità e occasioni agli avversari. Meglio risolvere i problemi di stabilità che rendono l’estesa costruzione della manovra un fragile accampamento calcistico. E così Palladino ha cambiato il modulo difensivo facendolo interpretare da esperti calciatori italiani (anche ieri gli stranieri alla partenza sono stati cinque su undici) e se ne è fregato di quante volte la squadra toccasse il pallone. L’importante è che questo avvenisse con ordine, equilibrio, qualche efficacia nelle ripartenze, offuscando l’avversario con un bel pressing. Sistemata la retroguardia, ridotti, in qualche modo, i limiti difensivi in ogni parte del campo, con Palladino il possesso palla non è mai stato superiore a quello avversario. Mai. E sono arrivate le due vittorie di Lecce, Cagliari e il pari disgraziato con il Torino. Gli aggiustamenti in difesa hanno dato frutti, il ritmo è salito e i conti si sono aggiustati. E, appunto, è venuta fuori anche la prima gara senza subire reti. Il Bologna guarda così a mercoledì prossimo in modo diverso, la sfida in trasferta contro il Milan può essere l’occasione del definitivo rilancio o del nuovo piccolo passo avanti, in attesa che la questione centravanti si risolva.

Se non ci sono attaccanti in grado di assicurare gol, affidarsi al genio

Perché, e qui Palladino non può fare miracoli, se non ci sono attaccanti in grado di assicurare il gol, ci si deve affidare al genio fluorescente di Bernardeschi capace di garantire invenzioni, qualità, giocate e pure i tiri da gol o da rigore. Il Cagliari sembra essersi incagliato: lungo e poco incisivo subisce le squadre compatte e aggressive. Contro la Roma, in trasferta, il prossimo martedì, dovrà attingere alle sue prerogative migliori e recuperare ogni dote a tempo di record. Le sollecitazioni saranno estreme, a prova di crash test. Una terza sconfitta consecutiva appannerebbe l’aura della favola di questo inizio di campionato. 

 

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