
Capitano, ora che fai?
E ora Capitano che fai? Vincerà ancora un orgoglio anche un po’ malinteso o l’annuncio di Giuseppe Commisso ti farà prendere la decisione giusta, giusta per Firenze soprattutto. Cedi il punto e vai a festeggiare i cento anni della tua squadra, con i tuoi compagni e i tuoi tifosi, abbracciando la tua storia oppure resti in casa chiuso nei tuoi pensieri? L’idea del giovane Commisso stabilisce un punto di non ritorno: ritirare la maglia numero 10 nell’anno del Centenario in onore al Capitano di sempre è un omaggio vero, autentico, un pensiero che si tocca con mano.
Il 10 a Firenze ha qualcosa di leggendario. Lo indossava Mario Celoria quando nel ‘40 segnò un gol al Genova nella finale della prima Coppa Italia vinta dalla Fiorentina, lo hanno portato Miguel Montuori nel primo scudetto, Giancarlo De Sisti nel secondo e dopo Antognoni la maglia è stata onorata da Roberto Baggio, da Rui Costa e da Adrian Mutu.
Avrà anche vinto poco la Fiorentina, ma questi sono campioni veri. E ora Commisso junior decide che, pur di avere Giancarlo Antognoni al Parco Viola nei giorni della celebrazione del centenario, la Fiorentina farà a meno di un 10 sulle spalle dei suoi giocatori. L’anno scorso apparteneva ad Albert Gudmundsson che non ne è stato all’altezza. Quest’anno non l’avrà nessuno. Non era mai successo da quando il Capitano si è ritirato.
Antognoni non ha mai digerito il modo in cui era stato trattato da Joe Barone, lo riteneva (e qui aveva ragione) un declassamento. Così sono volati gli stracci fino in tribunale. Ma i festeggiamenti del Centenario non riguardano la società di Commisso, in cento anni, dal Marchese Ridolfi che fece nascere l’Associazione Fiorentina del Calcio ai giorni nostri, ne sono passate di proprietà, di allenatori e di giocatori. Commisso ha solo raccolto questa pesante e fantastica eredità, ma i cento anni non sono suoi, sono della gente che ha amato alla follia la sua squadra. E metà di questo secolo è suo, di Giancarlo Antognoni.
Dopo il ritiro della maglia sarà dura rifiutare l’invito. E poi questi, ahinoi, sono stati giorni in cui si è visto davvero quanto la gente ami ancora la sua bandiera. Il mondo del calcio sta diventando sempre più uno schifo e chi ama ancora questo gioco ha la necessità di riconoscersi in qualcosa, in qualcuno, che sia figlio di un altro calcio, che sia storia e affetto, che sia un Capitano.
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