Marotta e la pelle
L’Inter è la squadra più forte e attrezzata del campionato. Campionato che forse rivincerà pure in scioltezza se, strada facendo, si affievolirà la resistenza della Roma più che quella della Lazio.
L'Inter in Champions League: un'altra squadra
L’Inter in Champions League è una squadra piccola che in questa stagione ha perso due partite su due (7 delle ultime 8) e che, salvo miracoli, ormai è costretta a puntare alla qualificazione attraverso i playoff nonostante abbia raccontato e fatto raccontare per settimane di essere pronta ad alzare la coppa dalle grandi orecchie. Le due realtà non stridono: tra Italia ed Europa c’è un’enorme differenza di standing. L’Inter ha un grande problema in porta e, più in assoluto, in difesa. Nulla che non fosse preventivabile in estate, dal momento che è abbastanza netto il divario tra questo reparto e gli altri due. Non essendoci più Piero Ausilio, il cui addio genererà in futuro molti rimpianti, viene a mancare il parafulmine per le sconfitte, non tanto sul campo quanto sulla carta, cioè nella pianificazione strategica dell’organico. Anche questo è un problema.
Marotta e la pelle
Beppe Marotta, che attualmente è il più bravo e smagato tra i dirigenti calcistici italiani, ha (ri)costruito la società su sé stesso, presidente e plenipotenziario, una sorta di monarca: l’Inter c’est moi. E siccome è molto, troppo occupato a frequentare i Palazzi per determinare la politica del pallone (dalla presidenza Figc al commissario tecnico, fino al nuovo segretario federale, poi chissà cos’altro e quant’altro), probabilmente ha smarrito il contatto ‘di pelle’ con la squadra. Il padreternismo è stata la causa scatenante della fine del ciclo juventino, quando Andrea Agnelli liquidò proprio Marotta per poter costruire una società di yuppies quarantenni, snobbando la saggezza dell’allora amministratore delegato. Sappiamo come è andata a finire. Beppe è troppo astuto per non riavvolgere il nastro della storia e capire che a volte bisogna mettere da parte l’indispensabilità e riappropriarsi del profilo più umile, insomma dell’anche meno. Poi è vero: Martinez non è adeguato e lo ha dimostrato di fronte al suo predecessore Sommer, il contributo del drappello inglese acquistato in estate per adesso è stato quasi nullo, in assoluto il livello generale dei nerazzurri non è da top d’Europa, ma qui viene facile scaricare le colpe su Piero Ausilio. Tanto non c’è più e gli assenti hanno sempre torto. A pensarci bene, all’Inter ora manca un fuoriclasse, che sta dietro la scrivania: Giuseppe Marotta, detto Beppe, perso tra via Allegri (Roma), via Rosellini (Milano) e il West.
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