Le 39 Juve di Spalletti: il sorprendente dato del tecnico bianconero stupisce tutti

Soltanto contro Udinese e Sassuolo l'allenatore ha schierato dal primo minuto la stessa formazione
Filippo Bonsignore

Una Juve sempre diversa. Prima con Igor Tudor, ora con Luciano Spalletti, la sostanza non è cambiata: la Signora ha mostrato quasi sempre un volto diverso di partita in partita. Riassunto: la formazione titolare è stata differente in 39 match sui 42 disputati finora tra campionato, Champions League e Coppa Italia. Certo, sul dato influiscono banalmente infortuni e squalifiche, la necessità di rotazioni per gestire energie in fasi in cui il calendario non dà respiro ma anche ragioni più profonde come il cambio di modulo, e nelle due gestioni i sistemi di gioco sono variati, ma il dato rimane. Soltanto prima della sosta internazionale, Spalletti ha schierato dal via gli stessi uomini per due gare di fila: è accaduto contro Udinese e Sassuolo. In tutte le altre scelte di formazione c’è stato sempre almeno un cambio. Lo stesso era accaduto nelle prime undici gare della stagione con Tudor al timone.  

La spina dorsale della Juve di Spalletti

Spalletti ha iniziato il viaggio da Cremona confermando la strada tracciata dal suo predecessore e vestendo la Juve con il 3-4-2-1, sistema mantenuto nel primo periodo prima di virare sul 4-2-3-1, il modulo attuale, anche se la difesa è tre non è stata certo abbandonata. Nelle 31 gare con l’ex Ct dell’Italia in panchina è possibile individuare la spina dorsale della Signora. Parte dalla difesa dove i fedelissimi sono Kalulu, Kelly e Cambiaso. Il francese, in particolare, è il più impiegato in stagione con 41 presenze su 42 partite e tutte da titolare (l’unico match saltato è conseguenza della squalifica subita dopo l’espulsione ingiusta con l’Inter), mentre Kelly e Cambiaso sono partiti dal primo minuto in 35 occasioni sulle complessive 38 presenze per l’inglese e 39 per l’azzurro. Anche a centrocampo ci sono degli insostituibili: McKennie, innanzitutto, jolly utile per mille ruoli e per mille necessità. Lo statunitense è stato titolare in 37 delle 41 presenze stagionali, una in più di Locatelli (36 su 39) e Khéphren Thuram (33 su 38). Sono loro i punti fermi tra la mediana e la trequarti. In attacco non si può prescindere naturalmente dal numero 10: Yildiz gioca praticamente sempre e comunque, prova ne sono le 37 gare da titolare sulle 40 complessive disputate finora.  

 

 


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David, Koopmeiners, e altri che avrebbero dovuti essere punti fermi

E gli altri? Jonathan David ha collezionato 39 presenze finora ma solo 23 volte è partito dal primo minuto, a conferma dei problemi vissuti dal canadese, una delle delusioni della stagione, così come Koopmeiners. L’olandese è stato in 26 occasioni nella formazione iniziale sulle 39 gare giocate, ma pure nel suo caso il rendimento è rimasto sull’altalena. Meglio ha fatto invece Conceiçao, più continuo e incisivo (25 volte dal via su 34). Vlahovic (18 presenze) e Bremer (24) sarebbero stati altri punti fermi, ma sono stati penalizzati dagli infortuni che li hanno costretti a lungo ai box. Ora il brasiliano è tornato in pieno nelle rotazioni, così come Dusan si sta riaffacciando in gruppo dopo quattro mesi.

Boga la sorpresa positiva

Boga invece è la sorpresa positiva del mercato di gennaio che non compensa però il flop di altri due colpi estivi come Openda (solo 8 presenze dal primo minuto) e Zhegrova (appena una). In porta invece nell’ultimo mese c’è stato turnover: Perin nelle ultime cinque gare ha superato nelle gerarchie Di Gregorio, scivolato in panchina dopo essere stato la base a inizio stagione
 

 

 

 


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Una Juve sempre diversa. Prima con Igor Tudor, ora con Luciano Spalletti, la sostanza non è cambiata: la Signora ha mostrato quasi sempre un volto diverso di partita in partita. Riassunto: la formazione titolare è stata differente in 39 match sui 42 disputati finora tra campionato, Champions League e Coppa Italia. Certo, sul dato influiscono banalmente infortuni e squalifiche, la necessità di rotazioni per gestire energie in fasi in cui il calendario non dà respiro ma anche ragioni più profonde come il cambio di modulo, e nelle due gestioni i sistemi di gioco sono variati, ma il dato rimane. Soltanto prima della sosta internazionale, Spalletti ha schierato dal via gli stessi uomini per due gare di fila: è accaduto contro Udinese e Sassuolo. In tutte le altre scelte di formazione c’è stato sempre almeno un cambio. Lo stesso era accaduto nelle prime undici gare della stagione con Tudor al timone.  

La spina dorsale della Juve di Spalletti

Spalletti ha iniziato il viaggio da Cremona confermando la strada tracciata dal suo predecessore e vestendo la Juve con il 3-4-2-1, sistema mantenuto nel primo periodo prima di virare sul 4-2-3-1, il modulo attuale, anche se la difesa è tre non è stata certo abbandonata. Nelle 31 gare con l’ex Ct dell’Italia in panchina è possibile individuare la spina dorsale della Signora. Parte dalla difesa dove i fedelissimi sono Kalulu, Kelly e Cambiaso. Il francese, in particolare, è il più impiegato in stagione con 41 presenze su 42 partite e tutte da titolare (l’unico match saltato è conseguenza della squalifica subita dopo l’espulsione ingiusta con l’Inter), mentre Kelly e Cambiaso sono partiti dal primo minuto in 35 occasioni sulle complessive 38 presenze per l’inglese e 39 per l’azzurro. Anche a centrocampo ci sono degli insostituibili: McKennie, innanzitutto, jolly utile per mille ruoli e per mille necessità. Lo statunitense è stato titolare in 37 delle 41 presenze stagionali, una in più di Locatelli (36 su 39) e Khéphren Thuram (33 su 38). Sono loro i punti fermi tra la mediana e la trequarti. In attacco non si può prescindere naturalmente dal numero 10: Yildiz gioca praticamente sempre e comunque, prova ne sono le 37 gare da titolare sulle 40 complessive disputate finora.  

 

 


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