Milan a caccia dell’identità
Se continua così il Milan non è né carne né pesce. Se continua cioè a ondeggiare tra lo schieramento di partenza (3-4-2-1) e quello ritoccato con il Lecce prima della sosta (4-4-2) impiegherà molto più tempo a raggiungere uno stabile sistema di gioco capace di offrire identità tattica e di conseguenza sicurezza agli interpreti. Il calcio, a dispetto delle complicate narrazioni di molti moderni filosofi, non può diventare un mosaico nel quale puoi cambiare facilmente alcune tessere e restituire un disegno diverso allo stesso. No, non è così. E pretenderlo tra l’altro da un gruppo reduce dall’ennesima rivoluzione di ricambio della rosa, sostituzione di dirigenti, nuovi allenatore e staff tecnico, è pretesa molto discutibile. Poi ci sono, naturalmente, scelte che restano complicate da spiegare. E citare Estupinian, mandato incontro a Berardi, solitamente un “ammazza-Milan” collaudato, è scontato. Perché poi Amorim finisce con la necessità di doverlo sostituire all’intervallo per via anche dell’ammonizione guadagnata al culmine di una serie di strafalcioni che farebbero perdere la pazienza anche a Giobbe.
Milan, Ramos e Modric non sono un problema: Amorim deve fare una scelta
Di contro ci sono pittoresche teorie sul conto di un paio di esponenti dell’attuale Milan che meritano di essere discusse. Uno è Ramos, l’altro è Modric. Cominciamo dal portoghese. Reduce da una promettente striscia con la sua nazionale, appena messo in grado di concludere, fine primo tempo, viene fuori il suo talento balistico oltre che la bravura del portiere del Sassuolo. E allora Ramos non è un problema. Certo nel fine settimana in cui Nkunku firma una tripletta col Lipsia e si porta a casa il pallone, la discussione dei social si alimenta. Ma qui invece di coinvolgere Ramos bisogna risalire alla responsabilità di chi, avendo soltanto Camarda dietro Gonçalo, ha deciso di far partire il francese forse perché scelto l’anno prima da Tare. Allo stesso modo c’è una oziosa discussione sull’anagrafe di Luka Modric giudicato ormai solo per la sua carta d’identità e non invece per il talento geometrico. Ora sul punto bisognerebbe partire da una premessa: se vuoi palleggiare, hai un bisogno disperato di Modric senza voler mandare a processo Musah perché non ha le stesse caratteristiche e perché reduce da un lungo viaggio dagli Usa.
E infatti appena ha messo piede sull’erba di Reggio Emilia ecco l’assist per l’inserimento di Rabiot che produce il gol a fatica difeso nei minuti successivi dal ritorno del Sassuolo. Se confrontiamo queste riflessioni con i piani per il prossimo mercato di gennaio scopriamo che ancora una volta l’obiettivo principale resta la zona tre-quarti visto che Endrick è il più gettonato e che nel frattempo Hutchinson, arrivato come soluzione alternative nell’ultimo giorno del mercato estivo, fin qui non è stato capace di offrire qualche spunto positivo sul suo utilizzo successivo. Le esigenze autentiche riguardano anche la difesa dopo l’infortunio grave di Gabbia. E reggere, con un numero ridotto di alternative, il ritmo frenetico di una partita ogni 3 giorni diventa il vero nemico numero due di Amorim dopo quello numero uno (scolpire un sistema di gioco fatto e finito).
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