Carnevali: "Il calciomercato mi suscita emozione"
A tutto Giovanni Carnevali. Nel corso della lunga chiacchierata con Marco Nosotti, da ospite del podcast "Colpi da Maestro" l'amministratore delegato del Sassuolo si è raccontato partendo dagli inizi alla Solbiatese e arrivando al rapporto con Beppe Marotta: nato ai tempi del Varese e consolidato tra le file del Monza. Poi, il miracolo costruito con il patron Squinzi e con il club neroverde.
Carnevali: "Il calciomercato mi suscita emozione"
Carnevali ha esordito spiegando: "Il calciomercato mi suscita emozione, perché mi ricorda che sono entrato in un hotel, in una delle sedi del calciomercato. Ho iniziato nell'azienda dei miei genitori, devo dire grazie a loro, perché mi hanno dato la possibilità di avere un ruolo già a 16-17 anni. Mi ascoltavano anche, cosa non facile nei confronti di un ragazzo giovane. Mi hanno permesso di decidere su determinate scelte strategiche di lavoro. Mi hanno permesso di iniziare un mestiere, di iniziare un lavoro. Nel frattempo, giocavo a calcio, con Pro Sesto, Solbiatese, ma sempre per divertimento. Non ho mai pensato di poter diventare un campione o di poter giocare ad alti livelli. Ho sempre pensato a divertirmi. Ho avuto anche una possibilità: un anno, ebbi la possibilità di andare alla Salernitana, ma rifiutai perché preferivo stare nella mia città. In quel momento, un osservatore che lavorava anche per il Milan, mi propose l'acquisto di una società dilettantistica, che era la Milanese Calcio. In quegli anni era una delle società dilettanti importanti, che era collegata al Varese e aveva avuto modo di lanciare dei giovani. In quel momento andava in fallimento e siamo dovuti intervenire noi come famiglia: abbiamo pagato dei debiti, ma mi son divertito tantissimo ed è stata la mia scuola. Dal non pagare nessuno a pagare tutti gli allenatori, pensavano avessimo vita breve e invece abbiamo fatto un bel lavoro".
Carnevali e il retroscena sull'incontro con Marotta
L'incontro con Beppe Marotta, attuale presidente dell'Inter, ha cambiato la carriera e la storia di Giovanni Carnevali: "Era dirigente a Varese e io giocavo nella Solbiatese. Tante volte giocavamo contro il Varese, eravamo molto collegati. Enrico Arcelli, preparatore atletico che rappresentava un luminare del ruolo, era anche il preparatore del Varese. Nella categoria giovanissimi, abbiamo vinto un campionato e ceduto tantissimi giovani calciatori, tranne un ragazzo che non era riuscito a cedere. Per l'aspetto umano soprattutto, perché ne avevo venduti 17 su 18. Mi ricordo che quell'anno Marotta aveva avuto interesse per due ragazzi: andai a Monzello, nacque subito un feeling con lui, mi chiese come fossero questi due ragazzi. Io dissi che erano due buoni giocatori, poi gli dissi di un calciatore che non aveva comprato nessuno. Per me il migliore di tutti, nonostante fosse l'unico non venduto. Marotta si fidò di me, prendo anche questo ragazzo qua. Per me fu come togliermi un peso. Per gli altri due, li vendiamo per 5 milioni di vecchie lire come concordato, questo ragazzo invece lo regalo. Non voglio nulla, perché penso possa darci grosse soddisfazioni. Da lì Marotta mi prese in simpatia, che poi mi diede la possibilità di entrare nella società del Calcio Monza, con un presidente e una società straordinaria".
Carnevali e gli inizi nel Pavia di Allegri e Massara, all'epoca giocatori
Carnevali ha poi aggiunto: “Dopo tre anni con Marotta a Monza, lui andò al Como in Serie C1 e io ho avuto l’opportunità di fare il direttore generale a Pavia, dove c’era Max Allegri come mio calciatore. È stata un’ottima esperienza. C’era anche Ricky Massara. Poi sono tornato con Marotta a Como, sono andato a Ravenna, con Marotta che andò a Venezia e vinse il campionato di Serie B".
"Io avevo la possibilità di rimanere a Ravenna, ma in quel momento dissi di no per motivi familiari innanzitutto. Ho deciso di non accettare Ravenna per restare a casa, vicino casa. Ne è valsa la pena, perché ho due figlie straordinarie. Credo molto nel destino, devi essere sempre positivo e lavorare, perché poi i risultati li ottieni”.