Pagina 2 | Carnevali: "Il calciomercato mi suscita emozione"
Carnevali, Squinzi e l'inizio di una storia fantastica al Sassuolo
Il Sassuolo, un amore a prima vista: "Ho avuto la possibilità di conoscere il dottore Squinzi e la dottoressa Spazzoli, due persone fantastiche, della mia famiglia, le amo tantissimo. Mi hanno conosciuto sul lavoro. Il Sassuolo vinse il campionato di Serie B, i primi giorni in Serie A la moglie mi chiese di creare un progetto per il Sassuolo Calcio. Di quello che sarebbe potuto essere il Sassuolo Calcio da lì a venire. Ne abbiamo realizzato uno per i successivi dieci anni. Includeva lo stadio. Lavorare sugli italiani. Presentammo questo progetto. Mi ricorderò sempre che dopo dieci minuti mi dissero: "Questo è quello che vogliamo". Da lì siamo partiti come Master Group Sport. Dopo venti giorni la dottoressa Spazzoli mi chiamò preannunciandomi che voleva venire a trovarmi in ufficio. Ero curioso. Mi disse che suo marito voleva che io prendessi in mano il Sassuolo. Mi spiazzò. Avevo fatto esperienza, ma volevo crescere nella mia attività imprenditoriale. Le dissi che preferivo di entrare nel CdA. Che non volevo nulla. Che potevo essere una persona di fiducia, ma non avevo intenzione di prendere in mano il Sassuolo. Squinzi, era molto difficile dirgli di no... Questa loro insistenza mi incuriosì. Per cui decisi di andare a Sassuolo. Sono sincero, non sapevo neppure dove fosse. Decisi di andarci, col mio navigatore, da Milano. La sede era al vecchio stadio. Il tempo era brutto. Una delle prime cose che chiesi fu quanti dipendenti avesse il Sassuolo. Due, tre. Non c'era nulla. Tutto triste. Ma conoscevo la proprietà, le persone, che ti fanno lavorare e la possibilità di decidere. La presi come una grande sfida. Chiamai la dottoressa e le dissi che avremmo trovato un accordo per lavorare insieme. Il più entusiasta di tutti ero io, Quello che abbiamo fatto ci ha ripagato".
Carnevali, gli allenatori del Sassuolo, le gioie, i dolori e le soddisfazioni
Carnevali ha poi concluso: "Al Sassuolo, da sempre, cerchiamo allenatori che abbiano un'idea di calcio chiara e che condividano la nostra visione. Vogliamo esprimere un calcio propositivo e piacevole. È successo con Di Francesco, poi con De Zerbi e oggi con Fabio Grosso. La nostra forza è stata mantenere una filosofia coerente senza stravolgerla ogni anno. Abbiamo avuto diversi giocatori protagonisti della vittoria dell'Europeo e altri che, pur non essendo più al Sassuolo, erano cresciuti nel nostro ambiente. Aver contribuito alla crescita di quei calciatori e aver dato al dottor Squinzi la possibilità di vedere il Sassuolo rappresentato in Nazionale è motivo di grande orgoglio. Quando lui e la dottoressa Spazzoli sono venuti a mancare è stato un momento molto difficile. Sono venuti a mancare a distanza di pochi giorni l'uno dall'altra. Tuttavia avevano costruito una struttura solida e mi avevano sempre lasciato lavorare in piena autonomia. Questo ha garantito continuità. Oggi Marco e Veronica Squinzi stanno portando avanti gli stessi valori e la stessa visione dei loro genitori. Quando siamo andati in Europa ci siamo resi conto che il nostro lavoro veniva osservato con attenzione. Oggi molti club, anche all'estero, guardano al Sassuolo come a una realtà di riferimento. Questo non dipende solo dai risultati sportivi, ma dal modo in cui siamo cresciuti, dai valori che abbiamo mantenuto e dalla capacità di costruire infrastrutture moderne".