
La filiera del talento
Si fa presto a dire America. È fuori discussione che quest’ultimo salto di qualità Sara Curtis lo abbia fatto grazie alla scelta di trasferirsi in Virginia per studiare e allenarsi con un gruppo di altissimo livello. Ma prima c’è stato molto altro, passaggi che fotografano alla perfezione quanto sia importante mettere insieme tutte le tessere del mosaico, anno dopo anno, per individuare, far crescere e sbocciare un talento. E quanto, nel silenzio generale, con grande competenza e altrettanta umiltà, ci siano in Italia tecnici preparati. Tempi stimati per il “prodotto finito”? Una decina d’anni. Prima la famiglia: il papà di Sara si è dilettato con il ciclismo, la mamma nigeriana con l’atletica.
Ringraziati i genitori e madre natura, è cominciato il lavoro. Sara, in tutti questi anni, ha avuto la fortuna di incontrare un ambiente sportivo sano e un allenatore che ha capito chi aveva di fronte. Thomas Maggiora l’ha vista per la prima volta quando aveva nove anni: un tuffo, lo scivolamento in acqua ed era già tutto chiaro. La sua parabola è simile a quella di tanti allenatori, non solo nel nuoto. Nel momento in cui se l’è trovata di fronte ha pensato solo e soltanto a cosa fosse meglio per lei: niente passi affrettati nella crescita (a livello giovanile non ha vinto moltissimo), evoluzione tecnica lenta ma costante, grande attenzione alle caratteristiche di un’atleta che ha leve lunghissime, la capacità di convincerla ad allargare il raggio di azione anche ai 100.
Poi è arrivata l’America, l’anno scorso. Scelta che Maggiora con grande trasparenza (e grazie al rapporto di grande fiducia reciproca che ha con l’alteta) non ha condiviso in pieno, almeno come tempistica visto che avrebbe preferito rinviare a dopo Los Angeles un eventuale cambiamento. Ma ha capito il desiderio e la necessità di una ragazza appena maggiorenne che voleva essere padrona della sua vita. Poteva “offendersi” e non l’ha fatto. Anzi, ha continuato a essere il punto di riferimento di Sara in Italia. In questo modo lei sa che può tornare in Italia ed essere seguita da chi la conosce bene (dagli assoluti di aprile, fatta eccezione per poche settimane, è sempre stata qui), lui ha la possibilità di conoscere sul campo filosofie e metodologie americane accrescendo la sua professionalità a beneficio di tutto il movimento. L’Italia può godersi un talento che ha davanti a sé prospettive ignote per quanto è forte e quanto potrà ancora fare. Vincono tutti. A partire da lei.
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