Catanzaro, è Re Pietro il garante

Innescato da una magica giocata di Pafundi, Iemmello griffa la sofferta vittoria sulla Carrarese e rialza i calabresi di Gorgone. Nasce al Ceravolo la nuova annata dei  giallorossi che trovano il primo successo stagionale cancellando le tre sconfitte consecutive fuori casa, un avvio negativo solo sul piano dei risultati
Tullio Calzone

Pubblicato il 13.09.2026, 00:04

L’azione che porta al tanto sospirato gol del Catanzaro e fa rivivere i fasti del recente passato andrebbe proiettata nelle scuole calcio e spiegata sulle lavagne elettroniche, con tanto di didascalie e schemetti annessi. È perfetta la combinazione tra il maghetto Pafundi - uno convocato a soli 16 anni da Roberto Mancini in Nazionale - che inventa tra le linee e Iemmello che coglie l’attimo con un inserimento da autentico campione, pronto a griffare la prima vittoria del Catanzaro in questa stagione, decisamente nata sotto una cattiva stella. Anche per Gorgone, il tecnico reduce da una contraddittoria annata al Pescara, chiusa con una retrocessione amarissima, complice quel rigore incredibilmente non conteso (anzi evitato) a Padova e dopo un’avvincente rimonta nel segno di Insigne, Brugman e del cecchino Di Nardo. C’erano un po’ delle frustrazioni accumulate in Abruzzo, in quell’esultanza dell’allenatore giallorosso sotto la Curva di un Ceravolo in rifacimento: un gesto che racchiude gratitudine per le critiche che non sono piovute addosso alla sua squadra, sconfitta a Pisa e a Bolzano con il Südtirol, e a Vicenza, ancora in rimonta come all’Arena contro Paolo Bianco, il tecnico del Monza a cui il Catanzaro di Aquilani aveva sino all’ultimo conteso la promozione in A nello scorso torneo. Quello nuovo si è aperto, di fatto, ieri pomeriggio con la prima vittoria contro una spigolosa e sfortunata Carrarese, che colpisce due pali nella stessa azione con Marconi e poi deve arrendersi all’azione da manuale del calcio confezionata dall’attacco calabrese. Una vittoria liberatoria, anche se le prove nelle tre uscite precedenti fuori casa avevano messo in evidenza che i principi di gioco e mentali del gruppo non erano andati dispersi con la diaspora dei tanti talenti valorizzati (Cisse, Liberali e Favasuli) e giustamente capitalizzati dal club del presidente Floriano Noto e con i tanti addii di veterani che avevano fatto la fortuna del Catanzaro, sempre ai playoff da quando è tornato in B. Il ds Polito ha riproposto lo stesso format e ha fatto nuove scommesse, come i gemelli Tchaouna o i navigati Mosti, Imperiale, Candela, Dorval e Pecorino. Riuscendo a convincere Pafundi, calciatore di altra categoria, a vestire la maglia giallorossa. Ma il garante resta sempre Re Pietro, leader identitario di una squadra che attorno a lui si è ricompattata per un’altra avventura batticuore.

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