I giuristi di Malagò sicuri, il Coni prepara l’attacco

Votanti disorientati tra veleni e pareri legali. Palazzo H tira dritto, la Figc si difende. Per gli esperti  «la misura  è eccezionale»
Giorgio Marota

Pubblicato il 05.10.2026, 08:08

Due questioni preliminari, a un giorno dall’Armageddon, prima di approfondire le nuove sfumature legali del caso Figc. La prima: se Buonfiglio dovesse soccombere in giunta sul voto che punta a ribaltare il calcio, vedendosi sfiduciato dal suo stesso organo di governo, non si dimetterebbe. Lo ha fatto sapere ad amici vicini e lontani. La seconda: se Malagò non ottenesse la maggioranza e dunque si arrivasse al commissario, ruolo che lo stesso Buonfiglio vorrebbe avocare a sé, andrà avanti coi ricorsi chiedendo subito la sospensiva del Collegio di Garanzia e preparando nel frattempo il reclamo al Tar. Sarà una battaglia all’ultimo voto: con 8 si vince, ma con delle astensioni la soglia si abbasserebbe. In questo scenario la politica è solo formalmente spettatrice. C’è infatti una parte di governo che sposa in pieno il piano interventista e che considera il pallone una miniera d’oro, soprattutto in questa fase di necessarie riforme da portare a termine. Gli interessi politici s’intrecciano con l’Europeo del 2032: quello degli stadi e della scelta delle città in cui ospitare l’evento è un business che fa gola a molti. Alla Figc, com’è noto, viene contestato di aver accettato la candidatura di Malagò, trionfatore con quasi il 70% dei consensi il 22 giugno, senza un tesseramento valido. Per la procura generale dello sport si tratta di una «violazione grave» e per i giuristi interpellati dal Coni l’assenza del tesseramento «invalida» le elezioni. Eppure nessuno di loro arriva chiaramente a sostenere che questa lacuna porta dritta alla discesa in campo di un commissario con poteri straordinari e autoritari, fattispecie che di solito si verifica quando decade un presidente, quando ci sono gravi irregolarità gestionali, squalifiche lunghe o deficit economico-finanziari. Gli esperti Scoca, Medugno, Coccia e Angeletti, chi più chi meno, girano attorno alla questione principe tenendosi a distanza di sicurezza e lasciando nelle mani dei membri di giunta e consiglio la patata bollente. Medugno ci arriva vicino: «L’unica iniziativa che allo stato può essere intrapresa dal Coni per il ripristino della legalità violata rientra nell’ambito delle attività provvedimentali», scrive.

Malagò, i pareri dei giuristi

I giuristi chiamati da Malagò invece vanno oltre il guado. Per Cassese e Sirena il tesseramento «non è un requisito essenziale». Per il primo essere in regola è un’espresione che vale solo per chi è già tesserato (è la stessa opinione della procura Figc) ed è l’accredito di una componente il reale presupposto. Bernardo Giorgio Mattarella, il figlio del Capo dello Stato, sviluppa invece argomentazioni simili a quelle di Nuzzo e Ruperto per rispondere alla domanda “ma l’eventuale mancanza può portare al commissariamento?”. No, a dir loro. «La misura è eccezionale», riferiscono, citando il criterio di proporzionalità delle sanzioni, il regime impugnatorio del regolamento elettorale (i 7 giorni superati dal ricorrente Miele, tanto da scrivere «l’elezione di Malagò è diventata intangibile») e il fatto che un eventuale intervento del Coni potrebbe violare lo stesso statuto. Ovviamente, ognuno tira acqua al proprio mulino. Sono pareri di parte gli uni e gli altri, va ricordato.

Il clima in Figc

Dopo la giunta, la mozione di commissariamento dovrebbe passare in consiglio, dove le teste da convincere non saranno più 16 (15 senza Malagò, parte in causa) ma un’ottantina tra presidenti federali e rappresentanti degli organi periferici, degli atleti, dei tecnici, delle discipline associate, degli enti e delle associazioni benemerite. Si prevede bagarre. «Come si fa a decidere su un tema in punta di diritto partendo da argomentazioni diametralmente opposte?», si lascia sfuggire più di qualche presidente. Insomma, c’è chi brancola nel buio tra il rischio di creare un precedente e le pressioni politiche in arrivo da più direzioni. Nel frattempo, dal Coni si parla di una “carta a sorpresa” per stravincere, in Figc sussurrano che qualcuno dall’altra parte della barricata starebbe invece pensando a una strategia per la ritirata, mentre montano le accuse di parzialità a Buonfiglio e Miele continua a minacciare i votanti di adire le vie legali se non dovessero sostenere il commissariamento. È questo il clima, a poco più di 24 ore dal voto. Povero calcio, povero sport.