Rocchi, respira
Gianluca Rocchi, il ritorno. Opinionerà su Dazn, a partire da domani. Lo ritroveremo candeggiato e intonso, come nuovo, o quasi, grazie all’archiviazione delle due giustizie, penale e sportiva. Facendomi largo tra le barricate di juventini e interisti, che da giorni si stanno lanciando di tutto per santificare o lapidare a seconda dei bassi interessi personali, io aggiungerei che rivedremo Rocchi doverosamente come nuovo. Perché è la sola verità accertata. Piaccia o non piaccia, siamo di fronte a un altro dei nostri casi di garantismo cialtrone, quel genere di garantismo che usiamo come l’elastico delle mutande, quando ci fa comodo è sbandierato come sussulto di etica suprema, quando ci gira contro è un’autentica porcheria.
Pochi mesi fa, all’apertura del fascicolo (Procura di Milano, ipotesi di frode sportiva per presunte interferenze in sala Var), Rocchi diventa subito il nuovo Satana della nuova Calciopoli, bieco manovratore che favorisce i suoi amichetti dietro chissà quali contropartite. Il garantismo? Il famoso ritornello è solo un’indagine in corso, non è una sentenza? Niente, il tribunale di strada è già Cassazione, sentenza in giudicato. Tutto archiviato, Rocchi è ufficialmente innocente, tante scuse e amici come prima. Nel frattempo, lui si è autosospeso, di fatto una carriera da designatore buttata nella polvere dei sospetti e delle insinuazioni. Questa, a giochi fatti, è la vera porcheria: un innocente che comunque ne esce macchiato e marchiato. Tant’è vero che mezza Italia già trova vergognoso ritrovarlo commentatore Dazn, caricandoci sopra di tutto: ad esempio la travolgente rivoluzione del successore Orsato, portato in trionfo come geniale riformatore, anche se non ha compiuto niente di geniale, semplicemente ha abolito il Var che gli stessi arbitri non erano capaci di usare... Nel polverone generale, il ritorno di Rocchi è visto persino come un pericolo per questa catartica restaurazione, hai visto mai che magari si mette di traverso nella gloriosa cavalcata di Orsato? Fossimo in un mondo normale, il ritorno di Rocchi andrebbe salutato come un primo passo di vera giustizia, almeno di giustizia umana. In attesa che il calcio italiano, così a secco di gente veramente in gamba, gli restituisca un posto là dov’era e dove merita di stare per la sua indubbia cultura arbitrale. Se buttiamo via un Rocchi, dobbiamo chiederci chi salvare.
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