Il Gioco della Vita: la partita invisibile

Il libro di Ornella Desirée Bellia è stato presentato ieri a Udine
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Giulia Mazzi

Pubblicato il 26.10.2026, 10:50

Come fa la Lazio di Gattuso a volare in classifica senza aver fatto mercato e contro i favori dei pronostici? Qual è il segreto della favola Leicester di Ranieri? Nel calcio, a volte, l’essenziale è invisibile agli occhi. Lo spiega bene Ornella Desirée Bellia, Direttrice del Calcio Professionistico - Relazioni e Sviluppo della Fifa, che ha presentato ieri all’Udinese Club House del Bluenergy Stadium, prima di Udinese-Milan, il suo libro Il Gioco della Vita, in dialogo con il direttore Ivan Zazzaroni.

Il libro di Ornella Desirée Bellia: "La partita vera si gioca nell'invisibile" 

Trecento i presenti tra colleghi, addetti ai lavori e tanti amici. «Il vero gioco non è mai individuale. Lo vediamo ogni fine settimana su un campo da calcio. Undici giocatori. Un sistema. Uno scopo condiviso. Ho visto squadre con i migliori giocatori perdere. E squadre, apparentemente più deboli, scrivere la storia. Per anni ho cercato di capire perché. Oggi conosco la risposta. Perché la vera partita si gioca altrove. Nell’invisibile. Si gioca nell’energia che pervade uno spogliatoio. Nella coerenza di un leader. Nella lucidità mentale nei momenti di pressione. E, soprattutto, nel legame umano tra le persone. Si gioca in ciò che non compare nelle statistiche… ma che cambia tutto». Spesso però lo ignoriamo: «Continuiamo a parlare di rendimento mentre normalizziamo l’esaurimento. Continuiamo a spingere i corpi al limite, disconnettendo le persone da se stesse».  

"Le nostre più grandi vittorie sono quelle che nessuno vede"

Il Gioco della Vita racconta la battaglia invisibile che si nasconde dietro il successo, la leadership e la prestazione. Nel dicembre 2020, all’apice di una brillante carriera internazionale nel calcio, a Ornella fu diagnosticata una grave malattia che i medici definirono incurabile. Ne seguì non solo una lotta per la salute, ma un profondo percorso di scoperta di sé che mise in discussione tutto ciò in cui credeva sul successo. Sei anni fa si chiedeva se avrebbe vissuto abbastanza da vedere un altro Mondiale. La scorsa estate, alla vigilia della finale della Coppa del Mondo americana, ha presentato a New York il libro nato da quel percorso. Un libro «per coloro che credono che il successo sia più di titoli, trofei, traguardi o riconoscimenti. Per coloro che aspirano all’eccellenza senza perdere se stessi nel processo. Per coloro che credono che la leadership inizi dall’interno, che il benessere non sia un lusso ma il fondamento delle alte prestazioni e che le nostre più grandi vittorie siano spesso quelle che nessuno vede».