Bologna-Lazio: energia Sarri, nodo Dall’Ara

Leggi il commento sulla sfida tra rossoblù e biancocelesti in Coppa Italia
Alberto Polverosi
Alberto Polverosi

4 min

Pubblicato il 12.02.2026, 08:31

Uno a uno e i rigori. Sta diventando un’abitudine per i quarti di Coppa Italia. Mercoledì al Maradona ne avevano calciati sedici ed era stato Butez a portare il Como in semifinale; ieri ne sono bastati sette, con la parata decisiva di Provedel e l’errore finale di Orsolini a far sbarcare la Lazio nell’altra semifinale. In questa stagione Sarri incontrerà altre tre volte Palladino, la prossima sabato in campionato e la qualificazione di ieri, dopo il 2-2 di Torino contro la Juventus, sarà altra energia per la Lazio. Discorso opposto per il Bologna, che al Dall’Ara non riesce più a dare un senso alla sua stagione e nemmeno una soddisfazione alla sua gente. L’uno a uno al 90' era il risultato giusto, ma si vede che questo non è proprio il momento dei rossoblù: il fortino di un anno fa è diventato terra di conquista.

È stato interessante, e a tratti piacevole, il secondo tempo. Il primo no. Calci piazzati, solo quelli per 45 noiosi minuti. Gol del Bologna con un colpo di testa di Castro su angolo di Moro, occasione della Lazio con un bel tocco al volo di Maldini su punizione-scavetto di Pedro. Se la palla ferma diventa decisiva più della palla in movimento, vuol dire che la partita è poca roba e in effetti i primi 45 minuti di Bologna-Lazio non resteranno nella memoria della Coppa Italia.

Si sono guardate molto, si sono preoccupate l’una dell’altra, a un ritmo basso e senza intensità, Bologna e Lazio hanno aspettato solo l’attimo buono per colpire. C’erano anche ragioni particolari perché la partita non diventasse subito un festival di spettacolo. Italiano aveva perso sei volte (più un pareggio) nelle ultime sette di campionato al Dall’Ara. In mezzo c’erano le vittorie in Coppa Italia sul Parma e in Europa League sul Salisburgo, ma quei precedenti pesavano tanto e scrollarseli di dosso non era semplice. Andare all’arrembaggio in una partita secca non sarebbe stata una grande idea. E lo stesso ha pensato Sarri, alle prese da mesi, anzi, dall’inizio della stagione, con le forti turbolenze laziali extra-campo. In più gli mancavano Zaccagni e Basic. Sì, meglio restare circospetti, hanno deciso i due allenatori. Risultato: un calcio di notevole modestia tecnica.

La lunga e lenta riflessione e il passo pigro del primo tempo hanno lasciato il posto a una vera partita di calcio nella ripresa. Con alcuni errori, ma ora con ritmo, con voglia e con una vera ricerca del gol. È successo dopo il pareggio di Noslin, dopo tre minuti. Già, quando si dice il caso: nel finale del primo tempo si è fatto male Pedro e al suo posto è entrato proprio Noslin. Siccome il Bologna di spazio ne concede sempre, è bastato un bel lancio di Marusic, una furiosa progressione di Dele-Bashiru (ma perché Italiano non ha cambiato la marcatura? Si era già visto nel primo tempo che lo scozzese sullo scatto non lo reggeva) e uno spunto di Noslin per agganciare il Bologna sull’uno a uno.

Così la partita si è aperta. Oh, niente di sensazionale, ma ora le squadre avevano cambiato registro. Giocavano all’attacco, alzando la velocità delle azioni. Le sostituzioni, a cominciare da quella di Noslin, hanno aiutato a dare vivacità alla partita. Bologna e Lazio non si sono fermate nemmeno quando i rigori erano dietro l’angolo. Sul dischetto hanno sbagliato due specialisti, Ferguson al primo tiro e Orsolini all’ultimo. Dalle feste di un anno fa alle tristezze di oggi, il Dall’Ara ha smesso di aiutare la sua squadra.

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