Italia, fattore C e calma
Ma fino all’altro ieri Mancini Roberto non era un pirla? Un commissario tecnico clienterale, figlio illegittimo delle amicizie del circolo Aniene? E la Nazionale? Non era un’accolita di mediocri, ancora sciroccati dalla stroncatura mondiale di Zenica, brutalmente piallata dal Belgio a Roma? Ma non era un azzurro tenebra? Ma era o non era? Perché pochi giorni dopo, soprattutto dopo il trionfo di Bursa contro una Turchia - va detto per onestà di patria - menomata da assenze pesanti (Calhanoglu e Yildiz), lo scenario si è rovesciato. Mancini Roberto è tornato il ct del trionfo all’Europeo del 2021, giustamente scelto dal presidente (?) federale Giovanni Malagò per il rilancio e ispiratissimo ideatore di soluzioni tattiche vincenti; la Nazionale ha “rialzato la testa”, ha reagito con “una prova d’orgoglio”, ha dato spettacolo, bla bla bla; il futuro è meno scuro e si può sognare, sia pure con moderazione.
Fatte salve due evidenze evidentissime, ovvero l’inguardabile prestazione degli azzurri all’esordio in Nations League e l’esaltante successo in Turchia, conviene recuperare l’equilibrio nella confezione dei giudizi per non lasciarsi trascinare ogni volta dalla pancia. O dalle lotte di quartiere, di campanile, di interessi. E conviene, anche, dare retta al buonsenso che porta a una considerazione legittima e banale insieme: una Nazionale che è reduce da tre bocciature mondiali, che brucia commissari tecnici come cerini, non può dall’oggi al domani diventare forte, temeraria, competitiva. Sarebbe quasi innaturale.
Una Nazionale che ha bisogno di tempo e fattore C
Ci vogliono tempo e pazienza, noi aggiungiamo anche il “bus de cul” di sacchiana memoria. Perché i giovani ci sono e sono bravi, ma devono accomodarsi in una realtà difficile, perché gli anziani non sono da buttar via ma un po’ di usura traspare qua e là, perché l’Italia non ha un Olise, un Mbappè, un Dembelé, un Yamine Lamal, un Arda Guler, un Haaland ma può avere un Gruppo, con la G rigorosamente maiuscola. E per rimettere insieme un Gruppo non c’è bisogno di fretta bensì di perseveranza. Venerdì la Nazionale va a giocare in Francia contro la Francia. Una sfida pelosa per chiunque, ancora di più per chi sta faticosamente ricostruendo. Qualunque sarà il risultato, l’istruzione per l’uso è abbastanza semplice: non tragediare, non esaltarsi, non essere estremi, aspettare e lasciare lavorare. Altrimenti si rischia di ricadere nel giochino pericoloso del Mancini Roberto pirla e raccomandato, degli azzurri mediocri, delle tenebre, della dipendenza umorale dai post sui social, eccetera eccetera. Ne saremo capaci?
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