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Gli accusatori a posteriori

Dal ruolo degli ex arbitri ai rischi per la magistratura: il commento di Massimiliano Gallo
Massimiliano Gallo
Massimiliano Gallo

3 min

Pubblicato il 28.04.2026, 09:07

Calciopoli? Sembra proprio di no. Arbitropoli? Chissà, non è nemmeno così sicuro. Il terzo giorno è quello della risacca dell’inchiesta della Procura della Repubblica di Milano. È il giorno in cui emerge che non ci sono altri indagati oltre ai cinque del mondo arbitrale. Quindi nessun dirigente di nessuna squadra. Se di frode sportiva si tratta, al momento è circoscritta ai fischietti. Cinque, per la precisione. Pochini. Viene fuori inoltre che ai piani alti del Palazzo di giustizia di Milano si respira aria di tensione, come se non ci fosse concordanza di vedute. È sempre bene non sbilanciarsi prima della chiusura delle indagini, anche perché le notizie arrivano a spizzichi e bocconi e talvolta sono contraddittorie. Però qualche osservazione su quel che è emerso fin qui, si può fare.

Il ruolo degli ex arbitri

E colpisce il ruolo che in questa vicenda hanno avuto gli ex arbitri. Un ruolo sproporzionato. Dall’esposto ormai celebre dell’ex guardalinee Domenico Rocca, alle interviste rilasciate in giro da ex arbitri come ad esempio Gavillucci e De Meo che sono tornati in auge. Tutti spinti da rancore nei confronti del designatore autosospeso Rocchi. Il rancore è legittimo, può essere comprensibile, ma deve essere trattato come tale. Incastonato in una cornice ben definita. Non possono essere considerate fonti attendibili le persone animate da rancore. O comunque persone cui credere ciecamente. Del resto fin qui sono emersi più particolari folcloristici che notizie vere e proprie. Dal prontuario dei gesti da fare per comunicare con la stanza di Lissone, alla bussata vera e propria del designatore. In una democrazia come la nostra, fondata sul sospetto più che sul lavoro, è bastato per far scattare il livello d’allarme. E lasciare immaginare che vent’anni dopo il calcio italiano fosse tornato al doloroso punto di partenza. Ma una cosa è avere arbitri non all’altezza, incapaci. E un’altra arbitri che agiscono con dolo. In mezzo c’è il mondo.

Aria di tensione in magistratura

Al momento, siamo più di fronte a un boomerang che a una bomba. Il polverone che ha smosso la notizia dell’inchiesta è stato enorme. Scoprire, eventualmente, che oltre il folclore ci sarebbe poco o niente, appannerebbe la stessa magistratura. È più saggio attendere prima di trarre conclusioni. Allo stesso tempo, però, sarebbe lecito attendersi meno enfasi per le dichiarazioni o rivelazioni di persone che nel loro ambito lavorativo sono state estromesse, a torto o a ragione. Non va dimenticato che un trombato è per sempre.

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