Più di là che di qua

Leggi il commento del direttore del Corriere dello Sport-Stadio
Ivan Zazzaroni

Pubblicato il 23.08.2026, 08:13

Sarò troppo insistente, rompicoglioni forse, ma il tema degli italiani in Serie A mi interessa parecchio, lo considero vitale per il movimento. Credo si sia capito. Di questo preoccupante aspetto del nostro calcio mi sono (ci siamo) sempre occupati: l’attenzione però è inevitabilmente cresciuta con la terza assenza consecutiva della Nazionale ai Mondiali. 
Non potevo certo sperare che la questione si risolvesse nel giro di una sola estate - diciamo che vagheggiavo un atto di buona volontà, una prima, confortante presa di coscienza -: mai mi sarei immaginato che la reazione dei club sarebbe stata quella alla quale stiamo assistendo. Il numero degli italiani utilizzabili è addirittura diminuito e mi dispiace che i tifosi fiorentini non abbiano capito che l’appunto mosso lo scorso 6 agosto alla campagna di Paratici era solo un esempio: la critica riguardava tutti i club tranne uno quest’anno, il Toro. (Del resto, se si commentano le prodigiose sintesi dei social senza leggere gli articoli non c’è speranza).  
Ieri, nelle prime quattro partite della nuova stagione, gli italiani impiegati dal primo minuto sono stati 28 su 88, grazie soprattutto al Monza (8). Una percentuale quasi accettabile, se non fosse che a incidere positivamente sono state le assenze di alcuni stranieri.  
Se le cose non dovessero cambiare, tra poco tempo assisteremmo al sorpasso degli italiani in trasferta su quelli sul territorio. Ho fatto due conti e anche di azzurrabili fuori dai confini ne ho individuati 28: Calafiori (Arsenal), Udogie e Tonali (Tottenham), Ruggeri (Aston Villa), Donnarumma (Manchester City), Palestra (Chelsea), Kayode (Brentford), Leoni e Chiesa (Liverpool), Savona (Nottingham), Gnonto (Leeds), Coppola e Koleosho (Paris FC), Mane, Reggiani e Inacio (Borussia Dortmund), Della Rovere (Bayern), Chiarodia (Borussia Mönchengladbach), Zoma (Norimberga), Amatucci (Deportivo La Coruña), Coletta (Benfica B), Natali (AZ Alkmaar), Pirola (Olympiakos), Doumbia (Sporting Lisbona), Tresoldi (Bruges), Retegui (Al Qadsiah), Modica (Gimnasia) e Jorginho (Flamengo). 
Dice: meglio così, si fanno le ossa in tornei più importanti del nostro. Nutro molti dubbi. 
PS. Divagazione finale, in leggerezza. Mi ha colpito il giudizio di Spalletti su Alajbegovic: "È uno di quei giocatori che creano lo shock temporale". Per dirla alla Enrico Montesano: ma che vor’ dì? Conosco lo shock termico, lo shock anafilattico, l’unico shock temporale segnalabile mi riporta ai manga seinen di fantascienza cyberpunk di Takayama.
Luciano, principe dei neologismi e dei temporali, ne sa una più del diavolo. Ma chissà come l’avranno tradotto all’attaccante bosniaco.