Bologna, Dovbyk scaccia la paura

Nella sfida contro il Sassuolo hanno brillato anche Holm e Berardi: tre storie di riscatto
Bruno Bartolozzi
Bruno Bartolozzi

5 min

Pubblicato il 07.09.2026, 11:29

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È la sera degli uomini dimenticati: Dovbyk, Holm, Berardi. Non perché fossero stati messi da parte. Anzi staff e tifosi hanno continuato a credere nelle loro virtù. Ma perché finora non si erano ritrovati con loro stessi e con le proprie ambizioni. E la consapevolezza è sempre la porta d’ingresso di un percorso nuovo, la via d’accesso al modo più semplice di suonare il calcio in armonia con il proprio destino. Dovbyk soprattutto e poi Holm e Berardi hanno riscoperto tutto quasi di botto; la loro ricerca, coronata da un successo alchemico, ha dato una luce differente a una partita sabbiosa, in cui sono prevalse sul gioco le emozioni e forse anche questa sotterranea riconciliazione di tre uomini spinti a investigare se stessi anche nel profondo dell’anima.

Bologna-Sassuolo: brillano storie di riscatto

La partita è perciò diventata l’occasione per far brillare storie di riscatto e i conseguenti insegnamenti universali. Il Bologna afferra proprio alla fine il Sassuolo, dando fondo alle estreme risorse, i gol delle punte (quello di Piccoli e appunto di Dovbyk, il secondo del 2026) la cui mancanza ha costituito finora il paradosso di questo inizio di stagione. La rete dell’ucraino arriva a sedare la paura che stava per imprigionare la squadra e i tifosi. Avanzava nell’ombra della sera lo spettro della terza sconfitta e si sentivano cigolare le catene dei suoi effetti. Il pari non sarà il biglietto della lotteria acquistato all’autogrill, ma evita il peggio e fornisce alla gente del Dall’Ara un’occasione sana per gioire e abbracciarsi. Altro che le feste per le plusvalenze di mercato.

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Dovbyk, Holm e Berardi protagonisti

Dovbyk entra in campo e resta al fianco di Piccoli grazie a un’intuzione di Tedesco, l’allenatore che si riscatta così da una condotta di gara dove il suo avversario, Aquilani, era stato superiore per dispiegamento di forze, acume tattico, saldezza ed efficacia di schemi, specie lungo le corsie esterne. E qui, a reggere la baracca rossoblù, ci ha appunto pensato Holm, tornato alla sua forza originaria, dopo l’esilio alla Juventus e le attuali prime partite di assestamento. Il Sassuolo è una squadra che distribuisce compiti chiari; Berardi sottolinea questo lampeggiare con classe e autorevolezza. Il fatto che avesse già segnato un gol decisivo contro il Torino, ma che contro il Bologna fosse di nuovo partito dalla panchina (è subentrato prima del tempo per l’infortunio a Volpato) era stato interpretato come segno di precarietà. Invece la gara di ieri e un gol sfiorato hanno fatto saltare questo sigillo di ceralacca. Contro la Juventus, alla prossima gara, sarà difficile non farlo giocare titolare.

Cosa deve fare il Bologna per dare saldezza al proprio gioco, efficacia e pericolosità?

Il Bologna dovrà invece fare i conti con un’altra sfida aspra, quella con il Napoli. Contro Allegri verrà pesata la tenuta dei progressi della squadra di Tedesco che aveva giocato bene contro l’Atalanta senza raccogliere un punto, arrivato invece ieri. Cosa deve fare il Bologna per dare saldezza al proprio gioco, efficacia e pericolosità? Deve sciogliere altri enigmi (dopo quello delle punte), alcuni evidentissimi. Nello schema di Tedesco i calciatori esterni faticano a creare quei meccanismi virtuosi con i colleghi di fascia che arrivano da dietro. Cambiaghi e Bernardeschi, uno più accentrato e l’altro non a pieni giri, devono lavorare più efficacemente con Alhassane, Miranda e Holm. La differenza rispetto a quanto accadeva invece nel Sassuolo è stata troppo evidente. E poi va risolto il problema della qualità del centrocampo. Pobega e un Ferguson così arretrato non danno ordine, nè può farlo Odgaard. Servirebbe Moro, ma con tanto dinamismo in più.  Insomma la classe e la qualità insieme alla forza, se mancano, non si possono dare. E questa è una bella seccatura. 

 

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