Tedesco e il Bologna, una fine annunciata

Lo psicodramma rossoblù si è concluso con la condanna dell'allenatore, che però non è di certo l'unico responsabile
Bruno Bartolozzi
Bruno Bartolozzi

4 min

Pubblicato il 16.09.2026, 09:50 (Aggiornato il 16.09.2026, 10:43)

BolognaBologna Tutte le notizie sulla squadra

La fine è nota. Ma era scritta in questo psicodramma andato in scena dall’inizio dell’estate a Casteldebole fra tanti colpevoli e, adesso, forse, una sola condanna. Il dito puntato verso Mimmo Tedesco è uno dei tanti paradossi del calcio, ma non è privo di logica. Perversa, ma provvista di un senso dettato dall’ansia di non saper esattamente cosa fare.  

Un Bologna senza indirizzo, gioco e ragione

Il Bologna ha messo insieme un punto in quattro gare. Ma soprattutto la squadra è apparsa priva di indirizzo, gioco e ragione. Persino la gestione dei calciatori, prendiamo i casi Skorupski e Bernardeschi, ha evidenziato uno scollamento fra corpo tecnico e leader. Al di là del provvedimento disciplinare di Napoli verso il portiere, possibile che dovesse essere affrontata in questo modo una faccenda che colpiva l’unico uomo di esperienza e continuità di una difesa così impoverita rispetto alla scorsa stagione? E poi la fantomatica ricerca del centrocampista dai piedi buoni. Ma dove si è mai visto che l’idea di far giocare sulla mediana l’unico elemento di qualità della squadra fosse presa, comunicata dall’allenatore al diretto interessato, Bernardeschi, e da questi poi rifiutata a esperimento in corso? Di questioni di tale portata un allenatore e l’unico uomo di qualità non ne parlano prima tra di loro fino a stancarsi? Questa approssimazione significa avere una gestione approssimativa, senza polso dello spogliatoio e delle proprie risorse vitali. Lasciando alla mercé del proprio destino una squadra senza cervelli pensanti e giocanti. Il Bologna non ha un verso, non ha un’idea di quello che deve fare e non è in grado nemmeno di dare consapevolezza e tensione agonistica ai propri calciatori, basti ricordare il primo tempo con il Sassuolo e il secondo tempo con il Napoli.

Le responsabilità di Joey Saputo

Ma l’esito di questo giallo dalla fine nota non fa che amplificare le colpe della gestione societaria le cui responsabilità sono in capo al proprietario, Joey Saputo. Il Bologna si trova con un punto, senza idee e senza gioco, ma con le casse piene. Le plusvalenze da oltre settanta milioni eccitano però pochi illusi, mentre spaventa la sinistra frase, arrivata proprio ieri, a poter rinunciare anche agli investimenti sul nuovo stadio, visto che il restyling di quello vecchio è diventato una fabbrica di San Pietro, senza l’apostolo. Il Bologna dopo aver offerto illusioni, gioie e un modello, offre esattamente il suo contrario. Squadra impoverita, pochi soldi a disposizione per dare quella qualità, evaporata con l’addio di Freuler e le cessioni di Lucumi, Castro e Rowe. Anche i tempi sono stati completamente sbagliati. Si poteva agire subito e dalla primavera scorsa perlomeno sul centrocampo, si è invece fatto tutto di fretta e con approssimazione (tranne che per l’incasso) anche per l’ultimo atto, l’addio al fantasista inglese. Il calcio come tutte le grandi imprese è fatto di segni. E il Bologna ha detto a tutti, calciatori e allenatore compresi, che più che costruire si stava smobilitando. E Tedesco, in silenzio, ha accettato e annuito. Anche per questo, ora, diventa l’agnello sacrificale. 

 

Sblocca la news esclusiva

Pronti, DAZN, Via!
Scendi in campo con il Corriere dello Sport e vivi ogni giornata su DAZN
Continua a leggere con l'abbonamento Plus+ per 1 anno e prova a vincere un ABBONAMENTO DAZN ANNUALE
Scopri tutte le offerte