L'approccio sbagliato
E oggi potrebbe succedere qualcosa di incredibile, di straordinario, anche di unico: una squadra che gioca in uno stadio con la sua curva sempre vuota può balzare da sola in testa al campionato. Gattuso, ex milanista di ferro, può ringraziare i suoi cari rossoneri, la Lazio oggi ha la possibilità di realizzare un colpo clamoroso anche solo pareggiando contro il Cagliari. Il derby è andato al Milan, che ha meritato di vincerlo per come lo ha giocato, piegato e alla fine controllato. Chivu voleva stupire e l’ha perso, Amorim ha scelto una via forse più banale, priva di effetti speciali ma piena di effetti concreti, e l’ha vinto. Doveva essere il Milan la squadra più preoccupata e traumatizzata dopo i 4 gol presi dal Bologna e invece giocava serena. L’Inter, al contrario, arrivava da 4 vittorie, si sentiva forte del primo posto e dei 7 punti di vantaggio sui rossoneri.
Un'Inter superficiale e sbagliata
Forse per questo è sembrata subito un po’ troppo superficiale, sbagliata nell’atteggiamento e confusa nel movimento. A pensarci bene, qualche indizio sulle nuove difficoltà nerazzurre c’era già stato. Contro la Fiorentina, pur meritando la vittoria, aveva ribaltato lo 0-1 solo nei minuti di recuperi; a Venezia era passata grazie a due autoreti; poi è arrivato un derby così e le imperfezioni interiste di questo periodo sono saltate fuori con tutta la loro evidenza. Ormai è noto a tutti che la partita dei campioni d’Italia inizi quasi sempre dopo quella degli avversari e se, come in questo caso, gli avversari attaccano col sangue agli occhi, quasi tutto si risolve in fretta. Gol di Pulisic dopo quattro minuti, raddoppio di Rabiot dopo altri sei. Poi devi rientrare in partita, ritrovare una linea di gioco, ristabilire le distanze e mica sempre ci puoi riuscire. L’Inter è abituata a tutto questo, è dall’inizio della stagione che va sotto e poi rimonta, però ieri sera qualcosa si è rotto. È sì rientrata in partita con la rete di Bastoni e con un attacco massiccio, ma è bastata una punizione calciata come Dio comanda da Moreira per tornare giù di due gol e per sbagliare un altro derby.
Inter, l'unica punta non ha ripagato
Chivu voleva sorprendere, forse voleva sbancare con l’idea di cambiare assetto: una sola punta, Thuram, e alle sue spalle Diouf e Sucic. Dallo spogliatoio hanno detto che Bonny ed Esposito non stavano bene, ma nel finale sono entrati tutt’e due, forse non erano a pezzi, e comunque c’era sempre il giovane Lavelli. I più sorpresi erano i suoi giocatori che per 20 minuti non sono riusciti a trovare i nuovi riferimenti, abituati come sono a un movimento consolidato negli anni. In quell’inizio di partita Thuram è rimasto staccato, anzi, isolato dal resto della squadra incapace di raggiungerlo col gioco. Tutta l’Inter andava fuori tempo. Ma non si è capito soprattutto il finale di Chivu: Bonny ed Esposito, insieme a Thuram, nei dieci minuti finali. Ok, non erano al meglio, ma forse era più logico rischiarne anche solo uno qualche minuto prima, o no? Amorim invece non si è avventurato in scelte abbaglianti, ha lasciato che la differenza sul campo fosse stabilita dai suoi giocatori, uno in particolare, Diego Moreira, due assist e la rete del 3-1 su punizione angelica. Ma ce n’erano altre di differenze a marcare questa partita. Una era racchiusa nella consistenza dei due alle spalle del centravanti: Rabiot-Pulisic meglio, molto meglio, di Diouf-Sucic, e non solo per i gol. L’altra riguardava la direzione del gioco: nei piedi fantastici di Modric, nella perfetta posizione, nelle iniziative e perfino nelle chiusure del croato il Milan ha trovato come al solito un tesoro; di là invece lo scrigno di Calhanoglu è rimasto chiuso.
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