Juve, serve altro per risalire
Juve-Torino, ecco la chiave del derby
La partita è stata come tutti se l’aspettavano: palla alla Juve, sempre alla Juve. Toro tutto dietro, sempre dietro. Uno sviluppo chiaro, anzi, scontato nella strategia come dimostra il 75 per cento di possesso palla dei bianconeri prima dell’intervallo e il 71 per cento finale. C’è stata una sola variazione al tema, il Torino ha tentato un paio di uscite in contropiede nel primo tempo e ha avuto una sola grande occasione nel secondo. Erano tentativi utili soprattutto per alleggerire la pressione a una difesa che stava tenendo bene, senza tentennamenti, con tre protagonisti su tutti: Paleari una saracinesca, Maripan meglio di Vlahovic e Ismajli meglio di Yildiz. E qui sta la chiave del derby. Per superare il triplo muro granata, alzato nella propria metà campo così da non lasciare aperto nemmeno un finestrino, ci voleva una giocata, un’invenzione, un colpo di genio di chi è geniale. Conceicao ci ha provato con parziale successo, ha saltato spesso Lazaro ma nelle conclusioni non ha avuto fortuna, Yildiz invece si è visto solo nel finale, nonostante la continua assistenza di Koopmeiners, terzino di posizione (all’inizio), ma regista aggiunto di ruolo.
Juve, forse tra due settimane sarà tutto più chiaro
Se Spalletti fosse arrivato alla Continassa a giugno, la Juventus avrebbe risparmiato un bel po’ di soldi sul mercato. Anche le scelte di ieri hanno fatto capire che l’ex commissario tecnico punta tutto, o quasi tutto, sul vecchio blocco bianconero: Openda, David, Joao Mario e Zhegrova, tutto il mercato bianconero è finito in panchina. Rispetto alla Juve dell’anno scorso in più c’era solo Rugani, di rientro da Amsterdam. Però i cambi (soprattutto l’ingresso di Zhegrova) hanno aiutato la Juventus a spingere il Toro intorno alla sua area di rigore negli ultimi venti minuti. Era la terza partita in una settimana dopo Cremona e lo Sporting Lisbona in Champions, questo ha pesato sulla freschezza e sullo smalto della Juventus, ma non può essere la ragione principale di questa frenatina. Ora la sosta, poi Firenze, che per Spalletti vuol dire casa ma anche brutti ricordi (Coverciano è a due passi dallo stadio di Campo di Marte). Fra due settimane sarà tutto più chiaro. Forse.
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