Lazio, la partita dei ricavi
Il progetto della Lazio di acquisire e ristrutturare il Flaminio è un passo ambizioso per la società biancoceleste, ma pure una grande opportunità per la città di Roma. Il glorioso stadio, progettato da Antonio e Pier Luigi Nervi nel 1957, cade letteralmente a pezzi e della sua riqualificazione trarrebbe grande beneficio un quartiere tra i più rinomati della Capitale. Alla Lazio la proprietà dello stadio consentirebbe di fare un salto di qualità nei ricavi, offrendole la possibilità di scalare qualche posizione nella gerarchia economica del calcio di Serie A.
In tutte le esperienze europee di costruzione di stadi nuovi o di riqualificazione in chiave moderna di impianti esistenti, la crescita dei ricavi è stata notevole. La Juve triplicò - da 11,5 a 31,8 milioni - i ricavi da stadio (biglietti, abbonamenti, hospitality) già nel primo anno di entrata in servizio dello Stadium. Il Lione addirittura li quadruplicò, da 11 a 42, in soli due anni. La stessa esperienza portano Benfica, Atletico Madrid, Tottenham, Ajax e tutti i club europei che hanno investito in un impianto moderno. Per la Lazio i ricavi da gara nell’ultimo bilancio 2024/25 si sono attestati a 22,9 milioni, contro i 27,7 dell’anno precedente, in cui aveva disputato la Champions. È un livello troppo basso per le ambizioni del club, perché le squadre di vertice viaggiano sui 70 (il Milan) e addirittura l’anno scorso quasi 100 l’Inter, grazie al percorso Champions. La Juve è a 65 mentre la Roma ha chiuso a 44,5: il doppio della Lazio, nella stessa città.
Lotito ha ipotizzato che dall’incremento dei ricavi da biglietteria e dai naming rights possa arrivare, in aggregato, un extra di una trentina di milioni. Per ripagare il costo dello stadio (stimato sui 450-500 milioni) non basteranno però i 15 anni a cui ha accennato, perché il valore finanziario del tempo obbliga a scontare i flussi finanziari futuri. Pure con tutte le agevolazioni che il finanziamento di un impianto sportivo potrebbe attrarre, il costo del capitale di un club di calcio non può essere stimato sotto il 7-8%, nella più rosea delle ipotesi. A tassi di sconto di tale ordine di grandezza, un flusso finanziario di 30 milioni per 15 anni avrebbe un valore attualizzato di circa 270. Per coprirne 450 solo con autofinanziamento non basterebbero 50 anni, dunque le incognite finanziarie del progetto restano significative.
A meno che i 30 milioni addizionali che Lotito si aspetta non crescano nel tempo. Per fare ciò servirà riannodare un filo spezzato coi tifosi, che oggi disertano l’Olimpico in segno di protesta. Se è vero che la volubilità delle piazze calcistiche può sempre modificare tante situazioni, soprattutto se arrivassero finalmente risultati sportivi tali da riaccendere la passione, bisogna ricordare che senza il coinvolgimento di chi dovrebbe riempirlo, un progetto architettonico (o finanziario) è destinato a soffrire. Sul fronte dei finanziatori esterni, non si può escludere che Lotito leghi il progetto al sogno di quotazione al Nasdaq, anch’esso piuttosto incerto perché comporterebbe quasi certamente una diluizione dell’attuale azionista che non sembra risiedere tra i desiderata del presidente.
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