Lotito: “Mercato? Cambiamo le regole”

Le parole del presidente della Lazio: "Io rispetto le norme, ma comprare all’estero conviene e sui riscatti tempi sbagliati". I dettagli
Giorgio Marota

Pubblicato il 24.09.2026, 08:54

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ROMA - I 40 anni trascorsi dal fallimento del Palermo nel 1986-87 a quello più recente della Ternana rappresentano la voragine in cui sono precipitate 209 società di calcio a causa dei loro debiti. Più di nove club su dieci sono saltati in Serie C, spesso un purgatorio nel quale è facile perdersi quanto i conti non sono a posto; ma le penalizzazioni, in generale, hanno colpito a tutte le latitudini: dalla stagione 2007-08, pensate, il totale dei punti tolti ammonta a 930. Ieri, in un evento alla Camera dei Deputati, sono stati presentati i primi risultati della commissione per la verifica dell’equilibrio economico e finanziario delle società professionistiche, l’organismo presieduto da Massimiliano Atelli che da ottobre 2025, per volontà del governo, ma non senza polemiche (soprattutto dalle istituzioni sportive), ha messo mano sui libri contabili delle società di vertice del pallone e della pallacanestro. La commissione ha effettuato 1.558 controlli periodici e 1.130 controlli su adempimenti ammissivi. Quelli sulla Lazio hanno portato in estate al mercato a saldo zero per “non conformità dell’indice del Costo del Lavoro Allargato”. «Le norme si applicano - ha detto ieri Lotito - ma devono essere cambiate e può farlo il Parlamento. Vi pare normale che i calciatori in altre leghe possono essere riscattati in qualsiasi momento dell’anno e noi, che siamo scienziati, non possiamo? Se uno costa 10 milioni qui lo paghi più di 12 per l’Iva, poi c’è la fideiussione. È un danno che favorisce gli acquisti all’estero, dove bisogna anticipare meno cassa». Il patron e senatore, fautore del commissariamento della Figc, in questa sede ha infine preferito soprassedere sul caso del tesseramento di Malagò: «Non ne parlo», le sue parole pubbliche. A fine evento, però, dell’argomento ha discusso a lungo coi presidenti delle leghe.

I nodi da sciogliere

A stabilire i parametri utilizzati oggi dalla commissione sono le due federazioni, calcio e basket, con la conseguenza che i controllati finiscono per fornire al controllore le regole entro cui operare. «Gli attuali indicatori patrimoniali non offrono sufficienti garanzie che i club ammessi alle competizioni siano anche in grado di portarla a termine», si legge nella relazione. La Figc, soprattutto ai tempi di Gravina, ha denunciato un aggravio di costi da quando la Covisoc è andata in pensione. La Commissione, dal canto suo, ha già chiesto al Parlamento poteri aggiuntivi, considerando «superflua l’attività d’indagine della procura federale». E l’autonomia dello sport? «Un concetto da noi spesso estremizzato», per Atelli, «visto che in Inghilterra e in Germania il controllo dello Stato è ancora più stringente». La fotografia è quella di un settore «in trasformazione» con l’ingresso massiccio di proprietà straniere (20 su 96 club), ma anche «denso di tensioni» a causa dei costi che aumentano più del valore della produzione. Sui requisiti di onorabilità «serviranno verifiche forti», secondo Atelli. Il ministro Abodi, seduto in prima fila accanto alle altre autorità, ne è sempre più convinto. Nella passata stagione, dopotutto, Foggia, Crotone e Juve Stabia sono finite in amministrazione giudiziaria per infiltrazioni criminali.