Lazio, la strategia del disturbo
Lazio, Gattuso ha sconfitto la moda delle etichette
Gattuso ha sconfitto la moda delle etichette. Catalogarlo nel faldone degli allenatori motivatori è una vecchia ingiustizia: la Lazio ha organizzazione, schemi e meccanismi. Velocità di pensiero e divertimento. Non tutti devono risolvere una situazione: alcuni hanno il compito di mettere gli altri nelle condizioni di farlo. Il centrocampo rappresenta il luogo della svolta concettuale. Frattesi sposta gli equilibri con gli inserimenti, Belahyane garantisce visione e sostanza, Taylor controlla e accelera. Dele-Bashiru aggiunge una qualità diversa: la potenza abbinata alla progressione, come dimostra lo strappo davanti a Bremer sul terzo gol.
Il merito della Lazio: aspettare l'evoluzione dei giocatori e proteggere le scelte
La Lazio ha avuto un merito: aspettare con pazienza l’evoluzione di alcuni giocatori e proteggere le proprie scelte. Isaksen è l’espressione di un’attesa che comincia a essere ripagata. Sta cercando di trasformare il talento in continuità: ha segnato al Monza e alla Juve, ha raggiunto una nuova dimensione che è stata sottolineata anche dal ct danese Riemer. La Lazio lo aveva scoperto tre anni fa nel Midtjylland. Ha insistito, l’ha sostenuto durante i passaggi a vuoto e gli infortuni. Ora Isaksen ha trovato una consapevolezza che gli mancava. Noslin ha un altruismo concreto: sponde, protezione del pallone e spunti che aprono il corridoio. Zaccagni è una somma di contenuti. Aiuta Tavares e Taylor con umiltà e dedizione. Un gol e tre assist: incide come ai tempi di Milinkovic, Luis Alberto e Immobile.
Una squadra che si diverte a essere scomoda
Il 3-0 alla Juve è maturato attraverso trame differenti: calcio d’angolo, giocata individuale e contropiede. La varietà è un altro segno di ricchezza. Una mentalità che trova la sua radice nel concetto di famiglia evocato da Gattuso dopo il capolavoro allo Stadium. Una parola che assume un doppio valore: sentimentale e morale. Significa accettare che il proprio movimento abbia conseguenze sul compagno, che la propria libertà dipenda dalla disciplina degli altri e che una riserva debba sentirsi coinvolta quanto un titolare. È qui che una formula emotiva diventa un principio di organizzazione. Il 4-3-3 è soltanto un punto di partenza. La Lazio non è un modulo, ma un intreccio di relazioni. Con Gattuso ha trovato il modo di rientrare nel circolo delle protagoniste. È una squadra che si diverte a essere scomoda, a sentirsi un’intrusa, a occupare lo spazio lasciato dai dubbi degli altri. Ha fatto del disturbo una strategia. Rino le ha tolto l’ansia dello scetticismo e le ha trasmesso il gusto di dare fastidio. In due mesi ha trasformato la Lazio nella variabile più pericolosa di questa prima parte del campionato.
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