Il Milan e la curiosa narrazione
C’è una curiosa narrazione che insegue il Milan di questi tempi magri (due pareggi di fila tra Genoa e Fiorentina) che non è soltanto spiegata dal “tifo contro”, legittimo e in qualche caso persino divertente. La narrazione invece un po’ tossica riguarda i commenti legati alle diverse caratteristiche espresse dal Milan di Allegri (perché è a lui che sono implicitamente dirette) dall’inizio della stagione. Per la prima parte del girone d’andata hanno cominciato a lamentarsi: “va in gol al primo tiro in porta e non va bene” quasi fosse una colpa o addirittura un peccato mortale sorvolando poi sulle sfide successive nelle quali il Milan è andato in gol ma all’ennesimo tiro in porta. In quest’ultimo caso hanno spiegato soddisfatti: “eh caro mio, non ti può andare sempre bene!”.
Poi si sono rifatti vivi quando il Milan ha preso a fare gol in occasione dell’ultimo (di una lunga serie) dei tiri in porta, magari impreziosito da traversa più un palo: non va bene neanche in questo caso. Passi per il presidente del Senato Ignazio La Russa, tifoso interista sfegatato dichiarato che ha chiosato invocando …la fortuna del Milan: a chi esprime apertamente la propria fede calcistica è concesso. In altri casi addirittura c’è stato chi ha persino spiegato la posizione in classifica attuale del Milan grazie alle parate di Maignan sui rigori di Dybala prima e Chalanoglu, immaginando poi persino la presenza di una diabolica protezione satanica in quella porta in occasione del rigore trasformato… in meta da Stanciu calciato a tempo quasi scaduto.
Su questi argomenti bisogna intendersi una volta per tutte senza cedere né ai rancori e tanto meno pregiudizi personali. Il calcio non è il poker. Al tavolo da poker, giocandoti cifre cospicue, puoi anche invocare la fortuna poiché l’estrazione di una carta piuttosto che di un’altra, non corrisponde a nessun talento, a nessuna intuizione geniale, a nessuna abilità. Nel calcio è diverso, molto diverso. Perché fare gol al primo minuto può essere un merito, perché parare un rigore è di sicuro espressione di lavoro e preparazione meticolosa, perché fare gol all’ultimo minuto significa avere energie tali da provare fino alla fine.
Ed è altrettanto poco dignitoso dimenticare nel frattempo gli errori che fanno parte anch’essi del calcio, tipo Pulisic (rigore a Torino, palla-gol a Parma, 3 palle-gol a Firenze), oppure Fofana (scivolato nel primo tempo col Genoa a porta vuota). La morale è sempre una: si può giudicare l’estetica del calcio di Allegri (specie tenendo conto della cifra tecnica e dei numeri ridotti della sua rosa), considerandola scadente a seconda dei propri gusti rispetto allo spettacolo, per esempio, dell’ultimo Inter-Napoli, ma due cose non si possono fare: giudicare il calcio come se fosse il poker e inoltre augurare le peggiori sciagure per dimostrare la fondatezza dei propri giudizi.
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