L’eredità Baresi

Tv, radio, social, bar: il Capitano diventa tema di memoria sociale
Cristiano Gatti
Cristiano Gatti

5 min

Pubblicato il 02.08.2026, 08:17 (Aggiornato il 02.08.2026, 08:35)

MilanMilan Tutte le notizie sulla squadra

Se come si diceva alla buona un uomo si giudica dal corteo del suo funerale, bisogna parlare di un Baresi santificato. Non si è mai detto e letto di lui come in queste ore, dopo la crudele fine anticipata di una vita degna. Televisioni, giornali, social, bar di borgata e di periferia, ovunque il campione rimpianto è diventato argomento del giorno e tema di memoria sociale. Ne parlano veramente tutti, spiace veramente a tutti, senza stupide divisioni di bandiera e senza neppure le immancabili postille invidiose del sì, ma, però, parlandone da vivo...

Franz a mano alzata, il libero che decideva come dovesse girare la squadra e con quella mano alzata persino quando l’arbitro dovesse fischiare, quel Franz è già trionfalmente nelle malinconie più sincere e nei ricordi più nostalgici. L’oceanica ondata di reazioni, in questo caso, si porta però dietro un’insospettata venatura di stupore: non tanto perché Baresi non si meriti tutto questo, anzi, se qualcuno se lo merita è proprio lui, piuttosto perché contrasta frontalmente con i modi e le grammatiche dei nostri tempi, che prescrivono una popolarità fondata su clamore, rumore, platealità, insomma sulla grancassa dell’esistere.

Oggi come oggi c’è la netta convinzione che per imporsi ci si debba agitare moltissimo, h24, tutti, dalla grande politica all’ultimo utente del mondo web. Una gara a chi si fa notare di più. Bisogna farsi sentire e farsi vedere, in ogni modo e in ogni luogo, in televisione e su Tik-Tok, nelle piazze e via Instagram, passa e vince – illudendosi di restare – chi più alza i toni e più è tempestivo nell’intervento, quantità e velocità, questi i talenti necessari, insegnati anche da motivatori e mental coach, i moderni guru del vero successo.

Poi muore Baresi e improvvisamente trionfa il silenzio. Il campione silenzioso diventa mito e modello. Lui, sempre autorevolmente al centro della difesa, perennemente laterale nella vita pubblica.

Risulta subito evidente un romantico contrasto tra questa mole di ammirazione e il modo d’essere di un personaggio tanto in ombra, defilato e discreto, quasi inafferrabile e indefinibile. Anche quando Baresi era Baresi, in campo e nello spogliatoio, cioè capo supremo, si parlava comunque di una presenza-assenza. Come fosse un personaggio etereo, comunque sempre sullo sfondo, e armarsi di tenaglie per strappargli quattro parole in croce.  

Milanello, ai tempi dell’epopea, era un circolo tutto particolare, niente a che vedere con gli Aniene, c’era un direttore d’orchestra (Sacchi), c’erano grandi solisti a fare da frontmen (i Gullit, i Van Basten), ma là dietro, presenza impalpabile e impercettibile, c’era il vero leader, lui, il capitano, quello che adesso tutti ricordano come l’impareggiabile guida cui bastava un’occhiata.

Ci fu un tempo in cui davvero il mondo andava così, segnato da uominiche non avevano bisogno di tante parole, perché bastava un’occhiata”. Era il tempo dei leader a scena muta, o senza parole, come le barzellette della Settimana Enigmistica: padri, insegnanti, preti, artisti, giornalisti, gente dalla postura vellutata e persino grigia, ma tremendamente scenici e comprensibili nei momenti davvero importanti. I loro messaggi passavano perchè partivano dal profondo, da una sincerità innata, da un modo d’essere che non veniva costruito nelle agenzie di marketing, perché messaggi fondati sulla semplicità e sull’essenzialità. Erano l’autorevolezza reale e percepita. Erano l’umanità della sostanza, poi rottamata dall’umanità della forma, con tutto quello che sappiamo.

Questo, oltre alla malinconia, lasciano certe morti. Franco Baresi, il capitano, improvvisamente ripropone dal suo nuovo mondo un esempio che per molti risulta inspiegabile: si può diventare qualcosa e qualcuno, si può essere qualcosa e qualcuno, si può restare per sempre qualcosa e qualcuno, senza sbraitare e fare fracasso, senza rompere l’anima a tutte le ore col megafono in mano.

Guarda la gallery

Sorpresa: si può attirare l’attenzione – e l’ammirazione - col silenzio. Ma il silenzio non è una lingua straniera, non si può imparare in trenta lezioni a mezzo webinar: il silenzio viene da dentro, in modo naturale e diretto. Là dove qualcuno riesce a essere persona, a sentirsi persona, semplicemente trovando se stesso.

Abbonati per continuare a leggere

Scegli l’abbonamento che fa per te e sblocca un mondo di contenuti esclusivi,
navighi senza interruzioni e scopri il piacere della lettura.

  • Basic

    € 19,99 Prezzo standardRisparmi il 50%

    9,99al mese
  • 5 contenuti al mese
  • Più scelto

    Plus

    € 29,9 Prezzo standardRisparmi il 33%

    19,99al mese
  • 10 contenuti plus al mese
  • Nessuna pubblicità
  • Best value

    Pro

    € 49,99 Prezzo standardRisparmi il 20%

    39,99al mese
  • Contenuti illimitati
  • Supporto prioritario