Il Napoli e il fuoco perduto
La difesa a tre o a quattro, undici infortunati, chi può recuperare mentre, dopo la sosta, si annuncia una scarica di dodici partite in due mesi, se almeno Hojlund e De Bruyne confermassero le prestazioni esibite nelle loro nazionali, il maltempo che non aiuta e un avversario, il Frosinone, che impensierisce, la partenza deludente e la classifica mediocre. Sono tanti i problemi, le ansie e le incertezze nel Napoli alla ripresa del campionato.
Lobotka lancia l’allarme dei troppi impegni che stanno logorando i giocatori in tutte le squadre e il sindacato di categoria tace. Naturalmente, nelle difficoltà del momento viene chiamato in causa il calciomercato che non ha rinvigorito una squadra usurata da due anni stressanti e con troppi trentenni. Che cos’è il Napoli oggi? E basta Allegri, una guida esperta, il migliore allenatore su piazza dopo la defezione di Conte, per tenere a galla una squadra al capolinea del suo ciclo vittorioso? È possibile un rilancio o c’è la prospettiva di una stagione di sofferenza mettendo a rischio il piazzamento nei primi quattro posti, essenziale per l’equilibrio economico del club? In queste condizioni, parlare di tattica e di formazione appare secondario.
S’è vista sinora una squadra opaca, che non è più padrona del suo destino, che ha smarrito ogni convinzione e certezza, che si perde nelle difficoltà. Una squadra in cui si è spento il fuoco. Ecco il punto. Serve una scintilla per riaccendere quel fuoco. Non si può dire che sia mancato l’impegno. Ma è stato un impegno blando, scolastico. Manca la forza mentale prima che fisica per essere più forte delle avversità. È quello che ha denunciato Allegri a Firenze dopo l’ultima gara prima della sosta. È un Napoli che si adagia, perdendo ogni convinzione delle sue capacità.
Chi può e deve accedere la scintilla per una pronta riscossa? Allegri ha l’esperienza per accenderla. Ma, poi, sono i giocatori che vanno in campo. È sul campo che la scintil l a deve riaccendere il “fuoco” perduto. E qui viene fuori il discorso su chi è il leader “morale” di questa squadra. Chi è o chi sono i condottieri capaci di scuotere la squadra, di guidarla, incitarla, di tenerla viva? Forse è questo il problema del Napoli. Professionisti esemplari, ma nessuno di loro è la guida carismatica che serve.
Allora, è tutta la squadra che deve “accendersi”. Ma è possibile un “patto di sangue” con tanti giocatori al tramonto e problemi contrattuali? Si dice che, quando vanno in campo, i giocatori cancellano ogni problema personale. Si dice, ma non è provato. Rimane il dubbio. Gli azzurri vanno in campo sereni? Forse, e senza forse, manca nel Napoli chi può dare questa serenità, un “filtro” e un sostegno positivi fra squadra e club, fra squadra e allenatore, che assicuri la serenità dello spogliatoio, premessa indispensabile per creare entusiasmo, spirito di appartenenza, orgoglio della maglia azzurra.
Non si vive di sola tattica e scelte di formazioni. Il “corpo” non è tutto. Ci vuole “anima”. Molti sottolineano la “distanza” attuale della presidenza. Allegri è solo. Avrebbe bisogno di un sostegno “morale”. Stando così le cose, questo sostegno può venire solo dai giocatori, dalla loro dedizione, da un ritrovato spirito di gruppo. Solo dai giocatori può venire la scintilla per riaccendere il fuoco e ravvivare una squadra che sembra spenta.
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