Cristante l’ultimo degli antidivi
Eroi a modo loro
Arrigo Sacchi aveva preso una cotta per Roberto Mussi, promuovendolo ai livelli più alti, dal Milan alla Nazionale. Un «esterno basso», direbbero a Coverciano, diligente e timorato della dottrina fusignanista. Il destino lo premiò sussurrandogli l’idea, agli sgoccioli di Italia-Nigeria al Mondiale fornace del 1994, di passare la palla a Roberto Baggio. Sappiamo dove finì, quella palla. E quell’Italia. Giovanni Trapattoni stravedeva per Cesare Prandelli chez Madama e, fra le zolle di Appiano, per Alessandro Bianchi. Cerotti preziosi, stampelle generose. Soldatini ligi e non bigi, della stessa pasta di Angelo Di Livio, lippiano ad honorem. Dal cilindro dello spareggio scudetto del 1964, Fulvio Bernardini estrasse un originale coniglio: Bruno Capra «undici» al posto di Ezio Pascutti, infortunato. Fu la mossa che stappò il 2-0 del Bologna all’Inter del Mago ben oltre le reti di Romano Fogli e Harald Nielsen. Immaginandoli «senza medaglie e senza trono», li canta anche Fiorella Mannoia. Con leggerezza ed emozione: «Tu chiamali come vuoi, io li chiamo soltanto eroi». Naturalmente, «eroi a modo loro». E, al di là dei titoli, pure a modo nostro.
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