Roma-Real Madrid, la notte dell’assurdo
Era un trionfo, si è trasformato in un crollo, in una beffa, in una nottata dell’assurdo. Da 3-1 a 3-4, la Roma ha preso tre gol negli ultimi minuti, con tre calci d’angolo. Era stata perfetta fino a quel momento, poi è stata rintronata dalla furia del Real e soprattutto di Endrick. Quando Mourinho si è girato verso la panchina e ha capito che non poteva tardare ancora, ha ribaltato il Real Madrid, tolto Vinicius e messo dentro quel centravanti bra siliano che ha trasformato l’incubo madridista in una storia già vissuta a tempi di Ancelotti.
Eppure, per quanto aveva prodotto già nel primo tempo, per il gioco, la personalità e le occasioni, la squadra di Gasperini aveva raccolto davvero poco. Poteva, anzi, doveva chiuderlo almeno con un gol di vantaggio e invece è rientrata negli spogliatoi con l’uno a uno di Mbappé. La differenza, in quei primi 45 minuti, è stata netta, da una parte c’era una squadra, con qualch e difetto, con qualche errore (Hermoso...), ma squadra vera, piena di gioco e di idee e ovviamente si parla della Roma; di là undici campioni scollegati l’uno dall’altro e tutti in attesa che uno di loro risolvesse ogni problema. Come infatti è accaduto con la rete di Mbappé e poi con l’ingresso di Endrick.
C’era una fetta di campo che il Real Madrid aveva abbandonato fin dall’inizio nelle mani della Roma, versante destro dell’attacco romanista, dove Soulé e Wesley mettevano in croce Cucurella e tutta la difesa madridista. Vinicius, in una delle versioni più sbiadite da quando veste la maglia bianca, non si è mai degnato di dare una mano al terzino spagnolo e su quella corsia la Roma ha spadroneggiato. Ora, se Vinicius in cambio di questa apatia difensiva avesse offerto qualcosa del suo fantastico repertorio, niente da dire, ma non è andata così. La sua sostituzione è stata l’inizio della svolta.
I problemi della squadra di Mourinho combaciavano perfettamente con le virtù della squadra di Gasperini, proprio come, nel finale, nel momento decisivo, sarebbe successo l’esatto opposto. L’uscita di un centrocampista potente come Koné si è sentita, ma non per questo la Roma ha modificato il suo atteggiamento, tant’è vero che lo schema del Real era sempre lo stesso: saltare il centrocampo, che non creava gioco, col lancione di Courtois.
Senza Kone e Dybala, cioè senza la massima potenza fisica e la massima qualità, la Roma ha segnato due volte con Malen. Poi si è chiusa, ha perso centimetri e soprtattutto ha perso le posizioni sui calci d’angolo del Real. La beffa della beffa è stato il 4-3, firmato da Rudiger, un ex. Perdere così fa un male cane.
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