
Alessandro Gaucci: "Riavviamo il Perugia"
È proprio vero che ci sono delle storie che fanno giri immensi e poi tornano là dove tutto è iniziato. Oggi, ore 21, Perugia-Ostiamare, prima giornata del girone B di serie C. La clessidra del tempo funziona al rovescio, la sabbia sale invece di scendere e sembra di rivivere i tempi di una volta: c’è di nuovo un Gaucci a guidare il Grifone, c’è di nuovo Alessandro, come più di 20 anni fa. C’è questo ragazzo di 53 anni che ci riprova e ci mette ancora la faccia, come nella boxe, lo sport che ama dopo il calcio. E lo fa proprio nella città dove aveva costruito, insieme al padre Luciano e al fratello Riccardo, un piccolo miracolo italiano. E dove tutto era andato in rovina dopo una straordinaria ascesa: la caduta nel baratro, il fallimento del Perugia, i guai giudiziari con tanto di arresto, il padre fuggito a Santo Domingo. Una botta vera. «Ma oggi se qualcuno pensa che io sia tornato per una rivincita personale, sbaglia», ci racconta Alessandro mentre viaggia seguendo il trasloco che porta la sua vita da Marbella, ultima dimora non solo di calcio, in Umbria. «I fatti di quegli anni dipesero da motivi politici-istituzionali, diciamo così... Non era qualcosa legato al calcio. E in quelle vicende io non c’entravo. Non voglio neanche tornarci sopra».
Per vent’anni, però, quelle storie hanno continuato ad accompagnarlo.
«Ho lavorato prima al Genoa, poi in Spagna, a Cadice e Marbella. Potevo rientrare in Italia, diversi club mi hanno cercato. Ma non mi andava dopo ciò che era successo. Avevo bisogno di stare fuori, di imparare cose nuove e fare cose diverse. Di quel periodo mi resta l’amarezza di non aver concluso un percorso: il Perugia poteva diventare come l’Atalanta o l’Udinese di oggi, prendevamo giocatori dalle categorie inferiori e da paesi calcisticamente sconosciuti e li lanciavamo. Precursori dei tempi».
Alla fine, tuttavia, eccola ancora una volta a Perugia...
«Tutta colpa di uno dei miei migliori amici, l’imprenditore umbro Mauro Ricci. Erano tre anni che mi spingeva a riprendere in mano il Perugia. “Lo dobbiamo riportare ai fasti di un tempo”, mi diceva. E’ venuta fuori questa opportunità, se non intervenivamo adesso non so come sarebbe finita... E, badi bene, non è una critica alla società precedente. A metà settembre avremo il closing, qualcuno dice che dovrei fare il presidente, ma al momento seguo la parte sportiva. Poi vedremo».
Ma è felice della scelta?
«La molla finale è scattata dall’idea di un progetto ambizioso. Siamo partiti il 5 agosto, con soli quattro giocatori. Ne abbiamo presi quattordici in una settimana, oltre a rifare lo staff tecnico, perché il calcio che si faceva qui non mi piaceva. Finora è stato tutto veloce e ci manca ancora qualcosa: un attaccante e forse una seconda punta. Ma ci penseremo la prossima settimana».
Il messaggio più bello che ha ricevuto?
«Me ne sono arrivati tantissimi. Compresi quelli di persone che non conosco. Sono stato via dall’Italia tanto tempo, ho trovato tutto cambiato...»
Avete rivoluzionato il Perugia: cosa ne è uscito fuori?
«Aimo Diana ha già dato un’identità alla squadra, le ha dato carattere, e in poco tempo. Io sono fiducioso. Abbiamo un Perugia da battaglia, agguerrito ma equilibrato, con le idee chiare. Poi è chiaro che un campionato dipende da tanti fattori, nell’arco di una stagione contano gli episodi, gli infortuni. Ripeto: dobbiamo completare il gruppo, al momento siamo al novanta cento».
E Perugia come l’ha accolta?
«Alla grande. Forse i giovani non sanno, ma tanti ricordano bene quello che ho fatto con la mia famiglia. Ho ritrovato però una città un po’ appassita, e francamente speriamo di riaccenderla. Qui erano abituati bene, tredici campionati di serie A, di cui sette con i Gaucci. Mi piacerebbe che tornasse l’entusiasmo di un tempo. Quando arrivammo la prima volta, a certe partite c’erano 1.500 spettatori, in poco tempo il Curi si riempì totalmente. Il primo derby a Terni, viaggiarono in 5.000. Allo spareggio con l’Acireale a Foggia nel 1993 ne portammo una marea».
Questo nuovo Perugia è solido dal punto di vista finanziario?
«Sì, è un club che può fare molto bene da ora in avanti. L’importante è gestirlo bene».
Allora parliamo di progetti.
«Innanzitutto dobbiamo accorciare la distanza dal vertice. Nel 2025-2026 il Perugia è finito a 42 punti dalla prima in classifica. Bisogna lavorare tanto per colmare il gap e per cercare nel giro di qualche anno di tornare in serie B. Poi da lì, se saremo bravi, magari riusciremo a tornare anche in serie A».
E magari a sistemare il Curi...
«Questa è una cosa che tutte le società dovrebbero fare, perché non è possibile che in Italia si viva questa situazione: senza infrastrutture non si può fare niente. Negli ultimi anni l’unico che è andato vicino all’obiettivo è stato Rocco Commisso: non è riuscito a fare uno stadio nuovo, ma ha costruito il Viola Park. E per questo, a Firenze, dovrebbero fargli 70 statue».
Torniamo al Curi.
«Il nostro stadio è una desolazione, ci sono le toppe... Se i risultati sportivi aiuteranno, potremmo pensare di valorizzare l’impianto. Intanto, vorrei costruire un campo di allenamento al coperto, come fanno in Inghilterra: a Perugia in inverno fa un freddo bestiale, la squadra ne ha bisogno».
Se suo padre Luciano fosse vivo, cosa le direbbe oggi?
«Quello che mi diceva spesso, svegliandomi, alle 7 di mattina: “dobbiamo vincere subito”. E pensare che quando mi rivelò che aveva comprato il Perugia, nel 1991, io avevo 18 anni e mi arrabbiai...».
Abbonati per continuare a leggere
Scegli l’abbonamento che fa per te e sblocca un mondo di contenuti esclusivi,
navighi senza interruzioni e scopri il piacere della lettura.
Basic
€ 19,99 Prezzo standardRisparmi il 50%€ 9,99al mese- 5 contenuti al mese
Più scelto
Plus
€ 29,9 Prezzo standardRisparmi il 33%€ 19,99al mese- 10 contenuti plus al mese
- Nessuna pubblicità
Best value
Pro
€ 49,99 Prezzo standardRisparmi il 20%€ 39,99al mese- Contenuti illimitati
- Supporto prioritario
Sei già abbonato?
Unisciti alla Community
Accedi o registrati per dire la tua sugli argomenti che più ti interessano e vivere tutti i servizi di Corriere dello Sport–STADIO". Completa il tuo profilo per essere sempre aggiornato su notizie, eventi, offerte e tutto ciò che fa vibrare il mondo dello sport.
ACCEDI
oppure
o entra con DISQUS