Antonelli: "Tranquilli non cambio"
La parola è lì, sospesa a un soffio, ma pronunciarla resta un sacrilegio. Non per superstizione, ma per una forma quasi feroce di realismo: l’ultimo miglio è sempre quello in cui l’aria si fa più sottile, dove un millimetro di distrazione può mandare in frantumi un capolavoro. Kimi Antonelli non alza le braccia prima della linea bianca. Nemmeno ora che il podio di Marina Bay lo ha proiettato a un passo dal tetto del mondo; nemmeno con un bottino che farebbe tremare i polsi a chiunque: otto vittorie, sei pole e un margine di sicurezza che sfonda i cento punti. Il baricentro del ventenne bolognese non si è spostato di un millimetro. La sua stagione da favola è nata nella morsa asiatica tra Shanghai e Suzuka, dove rompere il ghiaccio ha significato spazzare via il peso delle aspettative per fare spazio a una lucidità da veterano. Poi sono arrivate le battaglie di trincea: i trionfi in rimonta a Monza e Madrid mentre la Mercedes navigava a vista in attesa degli sviluppi, la precisione chirurgica tra i guardrail del Principato e una cavalcata nel tempio brianzolo che ha risvegliato i fantasmi nobili di Jim Clark. Dalle ombre e dai dubbi della stagione d’esordio alla consacrazione definitiva: Antonelli ha trasformato le critiche in corazza. Oggi guarda tutti dall’alto, ma con i piedi piantati per terra, icona naturale di una generazione che in pista cerca la velocità pura e fuori cerca qualcuno in cui riconoscersi. In questa lunga intervista esclusiva con Autosprint, il ragazzo vestito d’argento racconta come si costruisce un sogno, curva dopo curva, senza mai perdere l’anima.
Ha conquistato tutto e tutti: otto successi, una leadership mondiale con oltre cento punti di vantaggio e tantissimo affetto attorno a lei. A inizio anno poteva anche solo immaginare tutto questo?
«No, sinceramente no. Ero fiducioso sul fatto che avrei potuto disputare una bella stagione, ma quello che sta accadendo va oltre ogni immaginazione. Prima di scendere in pista, a inizio campionato, eravamo consapevoli che saremmo stati competitivi, ma ci mancavano i riferimenti dei nostri avversari. Contavamo di avere davanti a noi una stagione promettente, ma non a questi livelli. Gli insegnamenti dell’anno scorso sono stati importanti e mi sono serviti molto nel corso del campionato. Ed ora che ci sono dentro, devo soltanto continuare a spingere e andare forte».
Quali sono gli elementi che hanno dato la svolta alla sua stagione?
«Il primo successo a Shanghai mi ha tolto un grande peso dalle spalle. È stata una grandissima soddisfazione in primis, ma anche un sollievo. Avevo già dimostrato di essere in grado di vincere, ma rompere il ghiaccio ha segnato la svolta. Da quel momento mi sono sentito più tranquillo, più libero mentalmente: un fattore da cui ho tratto enorme beneficio nel prosieguo della stagione. Poi, sicuramente, è stato fondamentale il lavoro svolto con il team prima del via del campionato: insieme a quello che stiamo facendo adesso, mi sta aiutando tantissimo. Sono state decisive le persone che mi stanno vicino, a cominciare dalla mia famiglia e da tutta la squadra. L’aver vinto, subito dopo Shanghai, anche a Suzuka è stato importantissimo: un trampolino che mi ha dato la convinzione e lo slancio per ripeteremi a Miami e a Monte Carlo, imprimendo un chiaro indirizzo al campionato. Abbiamo inanellato una sequenza di ottime gare. La Mercedes mi ha sempre messo a disposizione una monoposto competitiva, in grado di vincere, e io ho fatto la mia parte...».
Ha saputo vincere quando la sua monoposto era dominante, ma è riuscito a cavarsela molto bene anche quando c’era da soffrire, come quando è incappato in una penalità a Monza o non disponeva della vettura da battere a Madrid. Recentemente, nelle ultime due corse in Malesia e Singapore, sono arrivati risultati pesantissimi…
«Sicuramente sono stati dei bei segnali anche per la squadra. Io cerco di dare sempre le risposte in pista, dove ho corso con lo spirito di chi non ha nulla da perdere. Sono in una posizione favorevole per vincere il Mondiale e il mio compito è tirare fuori il massimo dal materiale a disposizione. Non ho ancora vinto nulla: anche se sembra che manchi poco, l’obiettivo non è ancora raggiunto. In alcune gare non partivo favorito, ma siamo riusciti a ottenere risultati superiori alle aspettative. A Monza, Madrid e Baku abbiamo tenuto duro, in attesa che la squadra portasse un pacchetto di sviluppi corposo in Malesia. Abbiamo atteso a lungo prima di introdurre aggiornamenti, ma è un lusso che ci si può concedere solo quando la base della vettura è sana e competitiva».
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