Antonelli: "Tranquilli non cambio"
Di messaggi, quest’anno, ne ha mandati parecchi, vincendo anche dove il pronostico non la vedeva favorito, come a Montecarlo. Dove i valori tecnici tendono a livellarsi, ha tirato fuori una prestazione maiuscola. Cosa le è rimasto di quel fine settimana?
«È stato bello essere la sorpresa positiva nel Principato. Montecarlo è un tracciato dove la pura potenza conta poco, i rettilinei sono cortissimi e c’è molta energia disponibile: è tutta una questione di telaio e di guida. Vincere a Monaco è stato un risultato fondamentale sia per me che per la squadra: credo di aver svolto bene il mio compito e di averci messo del mio».
Qual è il complimento più bello che ha ricevuto e qual è la critica che è stata più utile?
«È difficile scegliere un complimento in particolare. Quello che mi resta dentro più di tutto sono l’affetto e la passione che sto ricevendo, non soltanto dagli addetti ai lavori o dal mondo dello sport. Mi fanno enormemente piacere gli attestati di stima rivolti alla mia persona, quando mi raccomandano di non cambiare e di affrontare ogni cosa rimanendo me stesso. Le critiche costruttive, d’altra parte, sono preziose, come lo sono state quelle arrivate l’anno scorso in una fase complessa. Dopo la gara di Monza ci fu un confronto interno molto duro, che per me si è rivelato fondamentale. Mi dissero senza mezzi termini di darmi una svegliata, che potevo dare molto di più. È servito a resettare la testa e a ripartire. Un altro insegnamento prezioso è quello di dare sempre il 100% nel presente, senza farsi distrarre dal traguardo finale».
Se pensa alla stagione vissuta finora, qual è l’immagine che le è rimasta più impressa?
«Il podio di Monza, per come si sviluppa e per l’atmosfera che regala: non esiste nulla di paragonabile al mondo».
E vedere le bandiere della Ferrari e quelle della Mercedes sventolare unite sotto il podio mentre veniva portato in trionfo è andato oltre ogni immaginazione...
«Sì, tutti insieme a cantare canzoni che appartengono al cuore di tutti noi. È stato un vero inno alla gioia, un momento di unione straordinario. È stata la cosa più emozionante. Anche durante la corsa, il calore del pubblico mi ha dato una spinta incredibile, rendendo possibile completare la rimonta. Quando uscivo dalla Parabolica e scorgevo i tifosi alzarsi in piedi a spingermi, provavo sensazioni indescrivibili».
Qual è il suo primo pensiero quando taglia il traguardo di un Gran Premio?
«Dipende dall’esito della gara. C’è un istante in cui ci si libera di tutta la tensione accumulata, ma dura pochissimo: la testa vola subito a ciò che verrà dopo...».
Com’è cambiato il suo approccio alle gare nel corso della stagione, man mano che si delineavano le gerarchie in campionato?
«A essere sincero, l’atteggiamento di fondo è rimasto identico: scendere in pista e tirare fuori il massimo in ogni singola sessione. Cercando di essere sempre Kimi, dentro e fuori dall’abitacolo. Ora che siamo nella fase conclusiva del Mondiale, pur mantenendo la stessa determinazione, ci sono situazioni in cui subentra una maggiore razionalità. Se devo tentare un sorpasso, valuto meglio i rischi».
C’è una pista dove la Formula 1 non corre in cui le piacerebbe gareggiare?
«Senza dubbio il Mugello, e poi anche Imola. Uscendo dai confini della F1, mi hanno sempre affascinato tracciati leggendari come Bathurst e il Nordschleife. Se poi dovesse capitare di correre a Imola con il Mondiale in palio, preferirei arrivarci con i giochi già chiusi: non oso immaginare la tensione di un titolo assegnato in Romagna!».
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