
Europa: addio city car
Il segmento delle city car in Europa è poco profittevole e molti produttori l’hanno abbandonato. I regolamenti UE per questo segmento di mercato sono identici a quelli delle berline e dei Suv. I costi sono elevati, i prezzi non compatibili con questo tipo di mobilità e per vendere in volumi si dovrebbero praticare dei prezzi che non consentono un livello di margine adeguato. Così il settore delle city car non è ben presidiato e l’offerta è ridotta. In Giappone invece si è creato un segmento a sé, quello delle Key car, che gode di un quadro normativo e fiscale dedicato, con in più vantaggi su tasse, assicurazione e immatricolazioni. Il prezzo di queste vetture è contenuto e il processo produttivo è strutturato in maniera da mantenere bassi i costi e realizzare dei margini adeguati.
Queste piccole vetture molto utilizzate nelle piccole e città e nelle zone rurali, hanno una lunghezza massima di 3,40 metri, larghezza 1,48 metri, una altezza di 2,00 metri, una cilindrata di 660 cc e una potenza massima di 64 cv. Sono vetture piccole ma capienti e consumano poco con costi di esercizio limitati. Ora ci sono anche le versioni elettriche che mantengono gli stessi limiti dimensionali, mentre il limite di cilindrata non si applica. I volumi di vendita sono elevati e per i costruttori domestici sono un settore di business chiave. Anche i produttori cinesi hanno preso in considerazione questo segmento di mercato ed hanno introdotto dei modelli elettrici di Key cars. Questo segmento di mercato rappresenta circa un terzo dei volumi totali in Giappone, ovvero circa un milione e mezzo di vetture ed in crescita. Una comparazione con l’Europa con le strategie e i regolamenti attuali è improponibile.
Mentre in Giappone il settore delle city car è strategicamente strutturato con un modello di business e di offerta dedicato che viene incontro alle esigenze dei consumatori, in Europa niente di tutto questo. Il consumatore delle city car non vede riconosciute le sue legittime esigenze di mobilità e gli si complica la vita con decisioni cervellotiche e economicamente dispendiose. In Europa si vuole educare il consumatore alla mobilità sostenibile senza dare delle alternative ed una offerta che non mortifichi le legittime esigenze. La soluzione non è nel perimetro di business delle Case, ma del legislatore che deve riconoscere gli errori fatti finora nella mobilità sostenibile ed attuare iniziative pragmatiche e non punitive.
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