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Vola l'atletica degli atleti

Leggi il commento sulla situazione Fidal e non solo
Franco Fava
Franco Fava

4 min

Pubblicato il 17.04.2026, 08:38

L'atletica della politica sembra divergere sempre più dall’atletica delle medaglie e dei record. Mentre la Fidal affronta domani un consiglio federale che si preannuncia caldissimo - per le dimissioni (forzate?) del segretario generale Alessandro Londi, per un decennio braccio destro del presidente Stefano Mei, e a causa di voci sempre più insistenti circa ipotetiche “fonti di ascolto” (chiamasi cimici), non si sa quanto legali, scoperte in uno o più uffici federali - l’atletica degli atleti archivia un inverno a dir poco d’oro, se non da primato. Cinque medaglie conquistate ai recenti Mondiali indoor sono un bottino mai raggiunto prima, dal senatore Diaz, ai più giovani talentuosi Za Dosso, Nadia Battocletti fino ai giovanissimi “gemelli” della pedana del lungo Larissa Iapichino e Mattia Furlani. Alla vigilia del via alla stagione outdoor, spiccano, oltre alle medaglie iridate di Torun, cui va aggiunta quella nella marcia di Francesco Fortunato a Brasilia (arrivata dopo aver stabilito il record mondiale nei 5.000 su pista indoor), i dieci record nazionali migliorati in questo primo trimestre in pista e su strada. Di questi ben tre firmati dalla Battocletti e due da Federico Riva cresciuto a livelli di eccellenza sui 1500. Senza dimenticare il muro dei 7” sui 60 in sala frantumato dalla Dosso prima di laurearsi campionessa iridata in Polonia. 

Ma ad alimentare rinnovate dosi di ottimismo, dando sostanza ai progressi generalizzati registrati fin qui dai Giochi di Tokyo, sono gli exploit arrivati un po’ da tutti i settori, dalle specialità più tecniche a quelle della fatica. Nelle prove lunghe su strada stiamo rivivendo in un certo senso l’epopea d’oro degli anni 80, 90 e 2000 dei Bordin, dei Poli, dei Pizzolato, dei Baldini grazie allo storico trionfo alla maratona di Parigi di Yeman Crippa (personale a 2h05:18), il primo in 24 anni di un europeo, con l’ultimo successo italico sulle strade parigine risalente al 1905 niente di meno che da parte di Dorando Pietri in una 35 chilometri. Ma sono i nuovi limiti italiani messi a segno da Illias Aouani con il 2h04:26 a Tokyo e quello sulla mezza maratona sempre per mano di Crippa con 59:01 a Napoli a dare sostanza a un settore rimasto in sofferenza in questi anni. Dopo i primi tre mesi e mezzo del 2026 la lista mondiale dei 42,195 km registra la presenza tra i top 30 maratoneti solo di tre non africani: i nostri Aouani e Crippa, oltre al belga Abdi. Con Pietro Riva sceso a 2h06:46 a Rotterdam. 
Ma nell’anno che vedrà gli azzurri chiamati a confrontarsi con il bottino record delle 24 medaglie conquistate a Roma 2024 agli Europei di Birmingham, i primi in terra britannica, mancano ancora all’appello velocità e staffette. Ai Mondiali con il passaggio di testimone del 2-3 maggio a Gaborone la 4x100 campione olimpica dovrà ancora fare a meno di Jacobs (dalla Florida tornerà in gara in Italia solo a fine luglio), di Tortu e Patta (infortunati), ma rivedremo probabilmente in azione Chituru Ali, da due stagioni a mezzo servizio nella California del Sud. 

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