Addio Aldo Agroppi, anima di un calcio antico

Ex calciatore ed ex tecnico con il Toro e la Fiorentina nel cuore, è morto nella sua Piombino all'età di 80 anni: il ricordo

Alberto Polverosi
Alberto Polverosi

9 min

Pubblicato il 03.01.2025, 10:31 (Aggiornato il 03.01.2025, 10:37)

Dal campo alla tv: le verità scomode di Agroppi

Ma quell’anno non fu tutto facile per Agroppi. I tifosi più caldi sostenevano che mancasse di rispetto ad Antognoni, ancora alle prese con l’ultimo infortunio. Una mattina, ai campini dove si allenava la Fiorentina, venne aggredito da quattro o cinque teppisti, pugni e pedate, lo salvò Passarella. Andò al Como, all’Ascoli, tornò alla Fiorentina nell’anno disgraziato della retrocessione del ‘93. Prese la squadra dalle mani di Radice, debuttò a Udine incassando un 4-0 con tripletta di Branca. Il primo gol dopo una manciata di secondi. Si presentò in conferenza stampa ed esordì così: "Ragazzi, io ne ho presi solo tre, il primo gol era ancora di Radice". Lasciò prima della retrocessione, aprì un ristorante a Firenze proprio davanti al Franchi, il "Fuorigioco", Eriksson era un suo cliente fisso. Un giorno andammo in carcere insieme, a Porto Azzurro, isola d’Elba. Lui allenava per divertimento una squadra di amatori di Piombino che incontrava la squadra dei detenuti. Mi dette una maglia e mi fece giocare l’ultimo minuto. "Era meglio se ti lasciavo fuori". Aveva ragione. Divenne un commentatore della Rai, entrò in polemica con Lippi, ma alla Domenica Sportiva tutti aspettavano le sue verità, scomode, come il suo personaggio. Aldo, invece, era una pasta d’uomo.