L'astuto Gianca
Durante uno dei tanti momenti vissuti insieme con Evaristo nei salotti tv o durante i viaggi al seguito dell’Inter per le coppe europee, venne fuori quasi a sorpresa, un racconto strepitoso dei suoi primi anni milanesi.
L'astuto Gianca
Primo chiarimento: a quell’epoca i calciatori italiani non erano “seguiti” dai procuratori e, tranne qualche raro caso, provvedevano personalmente a “negoziare” il proprio stipendio. Così durante l’estate dell’82, subito dopo lo strepitoso Mondiale vinto dagli azzurri di Bearzot, si ritrovarono in Foro Buonaparte, sede del club nerazzurro, Evaristo Beccalossi e Giancarlo Beltrami, ds dalla fama di formidabile conoscitore di calciatori e astuto protagonista di complicate trattative. Il resto è meglio lasciarlo al racconto del diretto interessato, di Evaristo.
Eccolo: «Entrai nella stanza del Gianca (Beltrami; ndr) e mi accomodai di fronte a lui: sulla scrivania c’erano accumulati giornali e molti fogli. Cominciammo a chiacchierare e a prendere alla lontana la questione del mio rinnovo contrattuale. Fummo interrotti dalla telefonata della Ile (Ileana, la segretaria storica dell’Inter di Moratti Angelo prima e Fraizzoli poi; ndr) che convocò Beltrami da Sandro Mazzola. Rimasto solo e preso dalla curiosità cominciai a “ravanare” tra le carte sul tavolo e a un certo punto mi ritrovai dinanzi al contratto di Lele Oriali. Memorizzai la cifra e mi dissi: non posso certo chiedere più di quello che hanno dato a Lele. Beltrami rientrò in ufficio dopo qualche minuto, parlammo a lungo, raggiungemmo un accordo, firmai il rinnovo e tornai a casa. Qualche tempo dopo, appena ripresa l’attività con il raduno pre-campionato, mi avvicinai a Oriali e gli feci: “Certo Lele che da campione del mondo potevi chiedere di più come stipendio!”. Lui rimase interdetto, spalancò gli occhi e mi confessò la cifra reale pattuita con l’Inter. Capii che il Gianca mi aveva messo in saccoccia. Quel foglio lasciato sul suo tavolo non era il contratto riservato a Oriali!».
La bellezza del racconto, poi confermato successivamente al cronista dallo stesso Beltrami a più riprese e senza il minimo imbarazzo, è un’altra: Evaristo non ha mai vissuto l’episodio come una sconfitta personale ma come una lezione di vita, presa e portata a casa insomma e servita per le occasioni successive dettate dalla sua splendida carriera. Non solo. Non ebbe mai un moto di disappunto nei confronti dell’Inter. L’unico, autentico, vissuto ai tempi coincise con l’arrivo del tedesco Hansi Muller che di fatto venne acquistato da Mazzola e Beltrami con l’intento di prendere il posto e indossare la maglia proprio del “Becca” che era rimasto nel cuore dei tifosi interisti.
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